Mi sono risposato dopo che mia moglie [da cui ho avuto un figlio che non ha mai accettato la mia decisione di risposarmi] è venuta a mancare più di 10 anni fa. Io sono proprietario di due immobili che voglio – già da ora – donare a mio figlio mantenendo l’usufrutto in quello dove abito con la mia nuova moglie. Temo, però che alla mia morte mio figlio possa cacciarla di casa. Ho sentito che al decesso di un coniuge, spetterebbe al coniuge superstite il diritto di continuare ad abitare nella casa familiare: questo vale anche in questo caso dove io avrei solo l’usufrutto?

Sicuramente Lei si riferisce al diritto di abitazione previsto dall’art. 540 cod. civ., secondo cui “al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano [ma attenzione] se di proprietà del defunto o comuni”.

Quindi, al momento del decesso l’usufrutto cesserebbe e la proprietà dell’immobile si consoliderebbe in capo al nudo proprietario [il figlio del de cuius], senza quindi che il coniuge superstite possa invocare appunto il diritto di abitazione.

In questi casi, infatti, il presupposto per l’insorgere del diritto di abitazione è che il bene fosse nella piena proprietà del defunto.

Al fine, dunque, di evitare le conseguenze che Lei teme, l’usufrutto potrebbe – ferma la nuda proprietà attribuita con donazione a Suo figlio – essere costituito a favore congiunto di Lei stesso e di Sua moglie.

(aldo montini)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!