[…ma da srl a snc i soci possono pagare anche per il pregresso]

La storia della nostra farmacia è questa: conferita in una sas nel 2009, con la legge sulla concorrenza è stata poi trasformata alla fine del 2017 in srl le cui quote sono state recentemente acquistate dal nostro ambito familiare e per questo abbiamo preferito trasformare subito la srl in una snc.
Ora però ci è stata recapitata una cartella esattoriale che riguarda il bilancio di tre anni fa, quando la società era una Srl e i soci ovviamente erano altri.
Avremmo due domande da porvi.
La prima è molto concreta: noi, come soci attuali e tutti diversi da quelli della srl, potremmo essere oggetto di azioni del Fisco sui nostri beni personali, oppure il Fisco può rivolgersi soltanto sui beni della società?
L’altra riguarda in generale queste trasformazioni sociali perché abbiamo visto che altri nostri colleghi passano da una forma di società a un’altra senza attendere i tre anni di titolarità: ci riferiamo in particolare al passaggio da una snc a una sas o a una srl, che sono i casi che ci risultano più frequenti.

La vicenda descritta nel quesito [da sas a srl e da srl a snc, il tutto nel giro di una dozzina di anni] non è frequente, e certo non lo è l’ultimo miglio, quello della trasformazione da srl in snc, dato che per lo più assistiamo al tragitto inverso anche se non sempre gli interpreti sembrano pienamente edotti delle grandi diversità sotto parecchi aspetti tra società di capitali e società di persone.
Questo è un tema che abbiamo affrontato spesso, ribadendo di preferire largamente – specie quando la società sia titolare di non più di una o due farmacie – le società di persone [snc o sas] a quelle di capitali [e con il “capitale” che avanza si tende ormai a prendere in considerazione non solo le srl ma anche le spa].
La vs. scelta precisa di trasformare la srl in snc è quindi per noi condivisibile sia per la maggiore semplicità e minore onerosità della gestione [soprattutto quando una farmacia, come nel vs. caso, sia destinata ad ambiti strettamente familiari] e sia perché – ed è quel che crediamo conti molto di più – lo statuto consente una vasta gamma di opzioni anche di “vita” non tutte compatibili con le norme codicistiche sulle srl.
Venendo comunque alla vs. seconda domanda – da cui ci sembra preferibile partire per ragioni puramente espositive – le trasformazioni riferite nel quesito configurano e si sostanziano dal punto di vista giuridico in semplici [si fa per dire, perché talora sono in realtà molto complesse] modificazioni dell’atto costitutivo, senza implicare sotto alcun profilo il trasferimento di beni, patrimoniali o aziendali, da una società all’altra, perché l’una non succede all’altra e dunque non c’è l’estinzione di un soggetto giuridico con la nascita di un altro: il soggetto resta cioè lo stesso anche se cambia la sua veste giuridica.
È questo il c.d. “principio di continuità” espresso nel fondamentale art. 2498 [“Con la trasformazione l’ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell’ente che ha effettuato la trasformazione], che allora vale sicuramente per le trasformazioni di cui stiamo parlando [Sez. I del Capo X] ma anche – considerato l’inequivoco disposto dell’art. 2504bis, comma 1 – per le società risultanti da una fusione o che ne incorporano altre [Sez. II del Capo X], pur ritenendo a questo proposito di dover ribadire i dubbi da noi sollevati sul versante del diritto amministrativo nella Sediva News del 18.01.2019 [“Incorporazioni/Fusioni di società titolari di farmacia”].
Il “principio di continuità”, invece, non dovrebbe essere applicabile nelle scissioni e perciò la società beneficiaria di una scissione è un soggetto giuridicamente diverso dalla società scissa [visto che l’art. 2506ter, comma 5, non richiama il citato art. 2504bis], anche se la prima “è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico” [art. 2506quater, comma 3].
Quindi, riassumendo, nei conferimenti in società di farmacie possedute individualmente e nelle scissioni la società conferitaria e la società beneficiaria della scissione sono soggetti diversi, rispettivamente, dall’impresa conferente e dalla società scissa: le due operazioni, pertanto, dovrebbero ritenersi legittime soltanto se poste in essere dopo che siano decorsi i fatidici tre anni dall’acquisizione della titolarità da parte del conferente e della società scissa e inoltre ogni passaggio dovrebbe comportare il pagamento della tassa di concessione regionale.
Diversamente, le mere trasformazioni, come quelle da sas a srl e da srl a snc che hanno riguardato la vs. farmacia, possono essere realizzate per una stessa azienda [e così pure le fusioni/incorporazioni] anche… tutti i giorni.
In definitiva, è esattamente per il “principio di continuità” – come ora forse sarà chiaro – che in questo tourbillon di trasformazioni sociali [che hanno caratterizzato la vita della vs. farmacia in questi ultimi dieci anni] non è stata probabilmente corrisposta in nessun passaggio la tassa di concessione regionale e/o si è reso necessario attendere il decorso dei tre anni.
Con il primo vs interrogativo, invece, siamo in tutt’altro aspetto della vicenda perché la trasformazione da srl in snc – avendo evidentemente recato il venir meno della personalità giuridica dell’unico soggetto che è sempre stata [perlomeno dal 2009] questa società – ha tra l’altro comportato e comporta la responsabilità illimitata dei soci dell’odierna snc anche per le obbligazioni sorte anteriormente alla “trasformazione”.
Così infatti dispone proprio per questa specifica ipotesi l’u.c. dell’art. 2500sexies del cod. civ. [“I soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata, rispondono illimitatamente anche per le obbligazioni sociali sorte anteriormente alla trasformazione”], che del resto nel comma 1 – appunto nelle “trasformazioni di società di capitali in società di persone” – richiede, oltre a una deliberazione di trasformazione adottata “con le maggioranze previste per le modifiche dello statuto”, anche “il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata”.
Fatto quindi sempre salvo, anche qui, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale [previsto nell’art. 2304 del cod.civ.], i soci della snc risultante dalla trasformazione della srl potrebbero conseguentemente rispondere in via solidale – con l’intero patrimonio personale – anche dei debiti relativi alla gestione sociale antecedente alla trasformazione, compresi quelli erariali.
Ricevere quella cartella esattoriale è stata verosimilmente  una sorpresa per voi amara, i cui effetti tuttavia – con qualche accortezza in più – avreste forse potuto contenerli, se non azzerarli del tutto.

(gustavo bacigalupo)

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