Voglio aderire anch’io all’iniziativa della nostra Associazione a sostegno della lotta al Coronavirus e in particolare, oltre ad una somma di denaro, vorrei donare alcuni beni della farmacia che in realtà sono beni strumentali.
Anche se gli eventuali vantaggi fiscali non incideranno sulla decisione di aderire, vorrei lo stesso sapere quali sono le conseguenze da questo punto di vista, su cui comunque avete scritto molto recentemente.

 Il quesito ci offre l’occasione per approfondire l’argomento – che per esigenze di spazio e per la necessità di rendere una pronta e tempestiva informazione è stato soltanto accennato nel nostro ultimo intervento – tentando di offrirne un ampio quadro normativo proprio sul piano fiscale.
Dunque, l’art. 66 del “Cura Italia” [D.L. 17/03/2020 n. 18] prevede degli sconti fiscali potenziati [valevoli al momento per il solo anno 2020] a fronte delle erogazioni liberali in denaro o in natura effettuate a sostegno appunto delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
In primo luogo vanno distinti i “privati” [e cioè le persone fisiche che non agiscono a titolo di imprenditori, tenendo presente che a questi fini vanno considerati “privati” anche  gli enti non commerciali che agiscono nell’ambito dell’attività istituzionale] dalle “imprese” [cioè i titolari di reddito d’impresa quale che sia la loro forma giuridica e quindi ditta individuale o società di persone o società di capitali e perciò evidentemente vi rientrano  anche tutte le farmacie].
Le regole nelle due ipotesi sono infatti diverse, come vediamo subito.
Per i privati: le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate [secondo pertanto il c.d. “criterio di cassa”, cioè in ragione dell’effettivo esborso sostenuto ]in favore dello Stato, delle Regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sono detraibili dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito nella misura del 30%, ma per un importo in ogni caso non superiore a 30.000 euro.
Per le imprese: le stesse erogazioni liberali effettuate – sempre perciò secondo il criterio c.d. “di cassa” – sono invece deducibili integralmente dal reddito d’impresa sia ai fini delle II.DD. che dell’Irap; inoltre i beni ceduti gratuitamente non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa e dunque, in deroga al principio generale (art. 85, comma 2, TUIR), non costituiscono ricavi assoggettati a imposta; infine, tutte le erogazioni, sia in denaro che in natura, non sono ovviamente soggette all’imposta sulle donazioni.
Sempre per le imprese, tuttavia, per ottenere tale vantaggio fiscale viene disposto – mediante il rinvio all’art. 27 della L. 133/1999 che contiene disposizioni in materia di agevolazioni fiscali per le erogazioni e i trasferimenti effettuati in favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche –  che le erogazioni in argomento (sia in denaro che in natura) devono avvenire per il tramite dei seguenti soggetti:

  • organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS);
  • organizzazioni internazionali di cui l’Italia è membro;
  • altre fondazioni, associazioni, comitati ed enti che, costituiti con atto costitutivo o statuto redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, tra le proprie finalità prevedono interventi umanitari in favore di popolazioni colpite da calamità pubbliche o altri eventi straordinari;
  • amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, enti pubblici non economici;
  • associazioni sindacali e di categoria.

In definitiva, ai fini dell’ottenimento della deducibilità piena i soggetti appena elencati – tra i quali figurano, come abbiamo visto, anche le Associazioni di categoria – devono fungere da “collettori” delle donazioni individuali [evidentemente dei propri iscritti, con riferimento al nostro caso] per destinarle successivamente a favore degli enti sopra indicati.
Inoltre, per effetto del rinvio operato nell’art. 66 in commento al D.M. Lavoro del 28/11/2019 [in materia di erogazioni liberali a favore del c.d. terzo settore] la valorizzazione delle donazioni in natura deve essere effettuata:

  • Per le erogazioni liberali operate dai “privati”, IN BASE al valore normale di cui all’art. 9 TUIR [in pratica il valore commerciale del bene donato];
  • Per quelle operate dalle “imprese”:
    • se oggetto della donazione sono [come dovrebbe essere nel Suo caso] beni strumentali: [dell’impresa donatrice], in base al costo fiscale residuo ammortizzabile in bilancio;
    • se si tratta di merci, IN BASE al valore fiscale di bilancio e quindi sostanzialmente al costo;
    • se le erogazioni, da ultimo, riguardano beni diversi dai precedenti per la cui natura non sia possibile definirne il valore, IN BASE a criteri oggettivi, ovvero, quando il loro valore commerciale sia superiore a 30.000 euro, IN BASE a una perizia giurata con data non antecedente a novanta giorni rispetto al loro trasferimento.

Infine, con riferimento agli obblighi documentali [che valgono, attenzione, sia per i “privati” che per le “imprese], l’art. 4 dello stesso DM stabilisce che l’erogazione liberale in natura debba risultare da atto scritto contenente la dichiarazione del donatore recante la descrizione analitica dei beni donati e l’indicazione dei relativi valori nonché la dichiarazione del soggetto destinatario dell’erogazione contenente l’impegno ad utilizzare direttamente i beni medesimi per lo svolgimento dell’attività statutaria [ai fini naturalmente dell’esclusivo perseguimento della finalità descritta]; laddove sia richiesta, nelle ipotesi che abbiamo visto, una perizia giurata di stima, il donatore deve consegnare al soggetto destinatario dell’erogazione copia della perizia stessa.
E’ quindi evidente, per concludere, che nel Suo caso specifico è senz’altro conveniente “veicolare” la donazione per il tramite dell’Associazione di categoria, anche – tutto sommato – per massimizzarne la convenienza fiscale.

 (stefano civitareale)

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