Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 23 gennaio u.s. un decreto-legge che dà attuazione alle disposizioni programmatiche contenute nella Legge di Bilancio 2020 (art. 1, comma 7, L. 160/2019) e finalizzate alla riduzione del c.d. “cuneo fiscale” a partire dal prossimo luglio.

Ricordiamo che per “cuneo fiscale” si intende la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal lavoratore espressa come rapporto percentuale tra la sommatoria delle imposte sul reddito, dei contributi sociali a carico del lavoratore e di quelli a carico del datore di lavoro (al netto di ogni beneficio monetario goduto dal lavoratore) e il costo totale del lavoro. Quindi, in definitiva, il cuneo fiscale esprime la quota del costo del lavoro che viene riversata sotto forma di imposte sui redditi e/o di contributi sociali.
Con un cuneo fiscale, per un lavoratore medio senza figli, pari al 47,9%, l’Italia si è collocata nel 2018 al 3° posto (dopo il Belgio e la Germania) nella classifica dei Paesi OCSE [Fonte: Senato della Repubblica – Camera dei Deputati – Schede di lettura della legge di Bilancio 2020].

Il ricordato comma 7 stabilisce infatti la costituzione di un “Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti” allo scopo dichiarato di finanziare interventi finalizzati alla riduzione del carico fiscale sulle persone fisiche, con una dotazione di 3 miliardi di euro per l’anno 2020 e di 5 miliardi di euro annui a decorrere dal 2021, demandandone, per l’appunto, l’attuazione a futuri appositi interventi normativi.

La riduzione del cuneo fiscale va interamente a favore dei dipendenti andando in sostanza a “gonfiare” la loro busta paga.

Come anticipato da un comunicato stampa governativo diramato lo stesso 23 gennaio, l’aumento medio è di 100 euro al mese, che assorbono però il precedente “bonus Renzi” da 80 euro, e quindi – per coloro che già percepiscono questa somma – il netto in busta crescerà soltanto di 20 euro. L’agevolazione, poi, si riduce sopra i 28mila euro di reddito e, infine, si azzera a quota 40mila euro.

Ecco, quindi, come è dettagliatamente modulato il “taglio” del cuneo fiscale contenuto nel decreto-legge in funzione delle seguenti fasce di reddito annuo:

  • da 8mila200 a 26mila600 euro: 100 euro mensili [ma, come detto, i lavoratori che hanno già il “bonus Renzi” da 80 euro ottengono soltanto altri 20 euro];
  • da 26mila 600 a 28mila euro: 100 euro mensili e in questo caso l’aumento è pieno;
  • da 28mila a 35mila euro: l’agevolazione si riduce progressivamente fino a giungere a 80 euro mensili a quota 35mila euro;
  • da 35mila a 40mila euro: l’agevolazione continua a ridursi fino ad azzerarsi.

In pratica, su base annua, per chi ha diritto alla riduzione piena il netto in busta paga crescerà di 600 euro nel 2020, che diventeranno 1.200 dal 2021 quando spetterà per l’intero anno.

Naturalmente, dobbiamo attendere la pubblicazione in G.U. del provvedimento per poter ottenere indicazioni più precise che non mancheremo di farvi conoscere.

(stefano civitareale)