Sono una farmacista Dirigente di Asl e vi scrivo per la massima fiducia che nutro verso il vostro studio. Vi scrivo per alcuni consigli inerenti al mondo della farmacia privata a cui non saprei rispondere con esattezza.
Ho un figlio appena laureato in farmacia che è incerto se intraprendere la mia professione (lunga e laboriosa…)  con la specializzazione in Farmacia Ospedaliera o quella del collaboratore di Farmacia privata.
Mi chiede inoltre informazioni circa la retribuzione netta in busta paga per full time, per un part time di 20, di 28 e di 32 ore, nonché la tariffa netta per notte in farmacia e quelle relative a festivi e prefestivi.
Ma mi chiede anche le tariffe per la libera professione con apertura di partita IVA a ore (sempre al netto) unitamente alle spese strettamente riguardanti l’apertura e la gestione della partita IVA.

Tentando di risponderLe adeguatamente, ma soffermandoci soltanto sul rapporto di lavoro dipendente [perché quello “a partita iva” dipende, come è intuibile, dal rapporto che il collaboratore partita iva instaura con la farmacia privata committente], Le precisiamo in primo luogo che la retribuzione netta in linea di massima non può essere determinata con la massima precisione, essendo parecchie notoriamente le variabili che possono intervenire e quindi il conteggio reale della busta si può avere in realtà solo quando si inseriscono le varie “presenze”.
Lo stesso discorso può valere anche per la retribuzione notturna, come per gli straordinari feriali e festivi: anche qui infatti le variabili sono troppe e dunque è difficile indicare sulla carta un “netto fisso”, perché solo il lordo può restare invariato.
Il netto, in particolare, muta in base al reddito di lavoro dipendente: così, ad esempio, in caso di numerose ore di straordinario, paradossalmente il netto di una singola ora potrebbe rivelarsi più basso.
Per darLe un’idea dello stipendio netto, secondo che l’orario sia full o part-time, abbiamo elaborato due tipologie di busta paga, una comprensiva di 1 notte e 2 ore di lavoro straordinario, l’altra con il solo stipendio base (i facsimile di “buste paga” che rendiamo qui cliccabili sono perciò quattro con intestazioni ovviamente di fantasia).
Il contratto più conveniente [sul quale quindi ora ci soffermeremo particolarmente] è l’apprendistato: dura tre anni, l’azienda ha la massima riduzione contributiva e il farmacista ha diritto alla stessa retribuzione lorda che percepisce un farmacista qualificato.
La retribuzione può cambiare generalmente solo in funzione dell’anzianità lavorativa, nel senso che un farmacista che lavora da alcuni anni nella stessa farmacia matura, è chiaro, elementi retributivi aggiuntivi (scatti anzianità e ISQ), che però si maturano anche nel contratto di apprendistato tenuto conto che dopo due anni di anzianità all’apprendista [farmacista o non farmacista] spetta il primo scatto e l’ISQ.
Il contratto di apprendistato, vale la pena ricordarlo, prevede la riduzione dell’aliquota contributiva anche sulla quota di contributi a carico del dipendente.
Quanto alla tassazione, dipende naturalmente dalla retribuzione, tenuto conto che si tratta comunque di un reddito da lavoro dipendente.
Superato poi il periodo di prova di 90 giorni, l’azienda non può licenziare per tutta la durata del contratto di apprendistato se non per gravi motivi.
Prima della scadenza dell’apprendistato, dando il regolare preavviso di 90 giorni di calendario, l’azienda può recedere dal contratto.
Attualmente, in ogni caso, è proprio il contratto di apprendistato – come detto – quello più conveniente sia per l’azienda che per il dipendente.

(maria luisa santilli)