Mi è arrivato un atto di pignoramento dell’Agenzia delle Entrate per dei debiti contratti da un mio magazziniere. Dovrò versare lo stipendio direttamente all’Agenzia?

Come noto, il datore di lavoro agisce anche – nei confronti del personale dipendente – come sostituto d’imposta, dato che è responsabile, ad esempio, del versamento delle trattenute fiscali e pertanto egli versa mensilmente al Fisco quanto non corrisposto al lavoratore.
E però, la farmacia è anche [e soprattutto] debitrice nei confronti di quest’ultimo delle somme a lui spettanti a titolo di retribuzione e dunque, sol per questo, può essere assoggettata – riguardo a tali importi, costituenti evidentemente altrettanti crediti del dipendente verso la farmacia – a un pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, previa notifica da parte di questa, diventando quindi il classico “terzo pignorato*.


* L’art. 543 cpc così dispone: “Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto notificato [personalmente] al terzo e al debitore a norma degli articoli 137 e seguenti.


Tuttavia, eccoci al punto, se il pignoramento riguarda stipendi, salari, o qualsiasi altra indennità derivante dal rapporto di lavoro, esistono per l’Agente della riscossione, nella sua azione di recupero, alcuni limiti:

  • fino a 2.500 Euro di ammontare netto dello stipendio, la quota pignorabile è un decimo dell’importo stesso;
  • dai 2.500 e 5.000, la quota pignorabile sale a un settimo;
  • oltre i 5.000, diventa pari a un quinto.

Come si vede, insomma, proprio quale datrice di lavoro la farmacia dovrà provvedere [ed è un obbligo da cui non può sottrarsi] al versamento della quota pignorata direttamente nelle casse dell’Ente creditore: e questo, fino al raggiungimento dell’importo pignorato con l’atto di pignoramento presso terzi originariamente notificato alla farmacia.

(cesare pizza)

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