Sono un titolare di farmacia gestita sotto forma di ditta individuale, per la quale qualche tempo fa ho costituito un’impresa familiare con i miei due figli, in attesa di costituire con entrambi una sas con il sottoscritto come accomandatario.
Alla fine del 2023 ho ricevuto un avviso di accertamento per maggior reddito, che è stato imputato interamente a me. È giusto?

Per la verità, questo è un argomento che richiederebbe un’analisi ben più approfondita ma forse anche queste poche righe possono rivelarsi sufficienti, perlomeno nel quadro della fattispecie che descrive.

Bisogna però ricordare preliminarmente che l’impresa familiare è caratterizzata ‑ come, d’altra parte, si ricava abbastanza agevolmente dal testo dell’art. 230‑bis civ. che notoriamente regola questo istituto – dall’assenza di un vincolo societario e/o lavorativo tra l’imprenditore e i suoi familiari e opera unicamente in presenza di familiari che prestino in modo continuativo la propria attività di lavoro nella famiglia o, appunto, nell’impresa familiare.

Con la recente sua decisione n. 33149 del 29.11.2023, la Corte di Cassazione – aderendo alla giurisprudenza formatasi al riguardo – ha ribadito che il maggior reddito accertato per l’impresa familiare deve essere attribuito al solo titolare dell’impresa, escludendone dunque l’imputabilità agli altri familiari componenti dell’i.f.

E’ una sentenza  che  ha  deciso  un giudizio instaurato – esattamente come nel caso che Lei prospetta – dal titolare di un’i.f. a seguito per l’appunto della notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate [e soltanto a lui, ovviamente, nonostante l’esistenza di più collaboratori nell’i.f.] di un accertamento analitico-induttivo, ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. n. 600/1973.

La Suprema Corte – ribaltando l’esito dei due precedenti gradi di giudizio – accoglie nel caso di specie il ricorso presentato dall’Ufficio, aderendo proprio all’orientamento giurisprudenziale secondo cui, in caso di impresa familiare, il maggior reddito accertato è imputabile interamente e unicamente al titolare dell’impresa, stante la natura individuale di quest’ultima, come del resto desumibile, prosegue ancora la Cassazione, dall’art.5, comma 4, del Tuir, il quale prevede [come abbiamo, anche di recente, chiarito in più circostanze soffermandoci approfonditamente sugli artt. 230bis e 230ter cod.civ., ma anche sull’art. 5 del Tuir] che il titolare dell’impresa familiare deduce dal reddito d’impresa quanto ritenuto attribuibile ai familiari che vi partecipano secondo la qualità e quantità delle loro prestazioni lavorative dell’anno, con il ben noto limite del 49% dell’ammontare complessivo dell’utile d’esercizio.

Da ultimo una notazione: costituire la sas con i Suoi due figli è un’idea che merita certamente di essere perseguita [e realizzata, come sappiamo, con il conferimento della farmacia], perché ne derivano indubbi vantaggi, compreso quello di non incontrare limiti nell’attribuzione delle percentuali di partecipazione ai Suoi figli, tenendo però ben presente che, nel caso in cui questi ultimi siano ambedue “non farmacisti”, la costituzione con loro di una società di persone [snc o sas che sia] comporterebbe l’obbligo ulteriore di liquidare annualmente all’Enpaf lo 0,50% dei ricavi sociali, quel che non sarebbe nel caso di conferimento della farmacia, ad esempio, in una srl.

(mario astrologo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!