La percentuale di ricarico da applicare ai prodotti ceduti dalla farmacia per determinarne il prezzo finale – e, quindi, in ultima analisi, il margine commerciale generato dalla vendita – è naturalmente un importante indicatore di cui ogni buon titolare/gestore di farmacia conosce il valore e l’importanza.

Ma lo conosce bene anche il Fisco, che nel corso delle sue verifiche spesso rivolge l’attenzione proprio al ricarico – sia pure medio – praticato dall’esercizio, in cerca evidentemente di utili evasi.

Il ragionamento è semplice: si seleziona un campione di referenze, si confrontano i costi di acquisto [desumibili dalle fatture dei fornitori] con i prezzi di vendita [ricavati dal listino prezzi della farmacia], si calcola la marginalità ed il relativo ricarico; se la marginalità è più bassa di quella mediamente dichiarata dal contribuente può insorgere facilmente e con rapidità il sospetto che una parte dei ricavi siano conseguiti “in nero” [presumendo, s’intende, che tutti gli acquisti siano – di contro – regolarmente contabilizzati].

Ora, secondo il consolidato orientamento della Cassazione [recentemente ribadito da Ord. Sez. VI n. 26589 del 22/10/2018], se il Fisco vuole sostenere in termini robusti le proprie ragioni deve dimostrare particolare attenzione nella scelta del campione di referenze da sottoporre a verifica.

E infatti, il ragionamento di tipo logico-induttivo appena ricordato – e normalmente seguito nella quasi totalità degli accertamenti condotti con questo metodo – tanto più si rivelerà fondato quanto più il campione selezionato appaia sotto l’aspetto quali-quantitativo adeguatamente rappresentativo dell’intero universo della farmacia.

Diversamente, la conclusione che il campione esaminato possa costituire una rappresentazione ragionevolmente fedele della realtà aziendale “non regge” e non consente all’Ufficio di recuperare alcunché.

La giurisprudenza di legittimità non si limita a enunciare il principio ma – molto opportunamente – formula criteri concreti di verifica dell’attendibilità del campione selezionato.

Così, ad esempio:

  • se l’assortimento dei prodotti venduti dalla nostra farmacia presenta un numero elevato di referenze, il campione non può assumerne un numero limitato;
  • se le varie categorie di prodotti ceduti presentano marcate differenze di rotazione/marginalità, non è possibile utilizzare la media aritmetica ma bisogna ricorrere a quella ponderata, che tenga cioè conto della consistenza numerica di ciascuna categoria;
  • il campione deve assumere i prezzi reali di vendita e quindi non può prescindere dalla scontistica concretamente praticata;
  • i prezzi assunti devono essere quelli effettivamente applicati per l’annualità verificata, non potendosi pertanto riferire ad altri periodi, anteriori o posteriori alla stessa.

Diventa dunque praticamente imprescindibile, come forse avrete già colto, che il gestionale della farmacia sia in grado di fornirci tutte le informazioni utili per poter demolire le pretese del Fisco e inoltre che gli “sconti” [ben conoscete la ragione delle virgolette, dato che per molti farmaci “sconto” non può sicuramente essere un termine appropriato] praticati dalla farmacia risultino chiaramente dagli scontrini emessi nel corso della giornata e siano riportati nello scontrino di chiusura giornaliera e, infine, annotati sul registro prima nota corrispettivi.

E tutto questo – se è necessario precisarlo – per poter controbattere efficacemente a facili e sbrigative conclusioni del Fisco.

(stefano civitareale)