Nella convinzione di interpretare il pensiero anche degli altri Studi commerciali che si occupano di farmacie [ma in realtà forse di tutti gli Studi…], ci sembra opportuno – se non irrinunciabile – precisare a chiarissime lettere che la ricezione della fattura elettronica e dei documenti contabili elettronici in genere da parte dei commercialisti risponde ad un’unica, anche se fondamentale, finalità: quella dell’annotazione obbligatoria del documento elettronico nella contabilità delle farmacie assistite, che evidentemente è una delle prestazioni rientranti a pieno titolo nel mandato conferito al commercialista.
Inoltre, ove mai sia necessario precisarlo, si rende materialmente impossibile [almeno per gli studi…] poter “trattenere” le fatture elettroniche, perché il sistema ideato, e via via sempre più articolato, prevede che sia direttamente l’Agenzia delle Entrate – una volta acquisito il documento (e trattenuto, questa volta sì, ai fini dei controlli incrociati per combattere l’evasione dell’iva) – a rappresentarlo nel cassetto fiscale che, giova rammentarlo, è nella diretta disponibilità del contribuente.
Anzi, a ben vedere, il percorso normativo individua e identifica proprio nell’Agenzia delle Entrate il soggetto che conserverà in via sostitutiva le fatture elettroniche.
Per di più, i dati pervenuti al commercialista sono assoggettati al segreto professionale che notoriamente gli fa carico, oltreché alle regole stringenti della privacy, come del resto accadeva/accade perfettamente anche nella gestione “cartacea” della contabilità: il che di per sé – ed è un’ulteriore notazione che dovrebbe definitivamente sgombrare il terreno da qualsiasi dubbio più o meno malizioso [e che potrebbe perfino essere insorto e instillato nelle farmacie quasi… ad arte] – impedisce in radice una qualunque loro cedibilità, a titolo gratuito o oneroso, a chicchessia come pure qualunque altra o diversa finalità commerciale o paracommerciale, a pena di sanzioni di varia natura e sotto aspetti diversi.
Ben diversamente, un’attenzione particolare dovrebbe/dovrà essere osservata dalle farmacie, ma al tempo stesso anche da qualche Studio commerciale magari non sufficientemente attrezzato, quando a veicolare le fatture elettroniche siano persone fisiche, imprese individuali, società di persone o di capitali non tenute al segreto professionale, essendo in questo caso necessario verificare accuratamente – dapprima in sede di formazione contrattuale e successivamente nelle varie fasi di esecuzione – che non sia consentita la commercializzazione sotto nessun profilo, e/o per qualsiasi ragione o causa, dei dati riferiti alla propria azienda.
E, sempre in tale evenienza, è imprescindibile che sia adeguatamente assicurato anche il rispetto integrale della privacy che d’altra parte è stata di recente, come noto, oggetto di importanti modifiche normative dirette alla piena osservanza delle prescrizioni del GDPR.
L’augurio, infine, è che queste note possano contribuire ad allontanare una volta per tutte qualunque chiacchiera – o, ancor peggio, qualunque sospetto, autentico o pretestuoso che sia – che possa gettare la minima ombra sulla perfetta cristallinità dell’ineludibile triangolo documento elettronico/farmacia/commercialista, che, proprio perché caratterizzato per definizione da un rapporto soprattutto fiduciario, giustifica pienamente che la farmacia indichi ai fornitori il codice univoco del proprio commercialista [quando ovviamente egli se ne sia dotato], mentre comunicarne uno diverso renderebbe inutilmente più farraginoso per lo Studio commerciale [costringendolo a inutili operazioni suppletive] lo svolgimento dei suoi compiti, oltre a togliere almeno qualche certezza sulla esaustività del documento e/o, quel che è peggio, sulla sua provenienza [dall’Agenzia delle Entrate].
Crediamo d’altronde, per concludere, che gli oltre tre anni di approfondimenti tematici proprio nella fattura elettronica – ormai in procinto di entrare nell’impervia sfera della obbligatorietà – e la lunghissima esperienza maturata nel settore farmacia dal ns. Studio come dagli Studi Guandalini, Brunello, Falorni, Boggetto, Aiuto Garsia, Carlin, Conti, Gemma, Marchetti, Marcolungo, Nuvoloni ecc. [e non è necessario naturalmente elencarli tutti] possano ulteriormente tranquillizzare le farmacie assistite sulla piena trasparenza dell’operato di tutti noi e irrobustire sempre più il rapporto di fiducia farmacia/commercialista.

(Sediva – Studio Associato)