Il fenomeno degli affitti brevi si è ormai diffuso a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, con picchi nelle maggiori città o mete turistiche.
E proprio questo “sovraffollamento” – che potrebbe causare uno stress abitativo – è in questo momento oggetto di un piano europeo per la casa presentato dalla Commissione Europea e recentemente approdato al Parlamento Europeo.
In estrema sintesi, si tratta di un piano che individua alcuni parametri per valutare se un’area è oggetto di “stress abitativo”, conferendo alle amministrazioni locali piena autonomia per limitarne il fenomeno.
I parametri proposti [ma che potranno essere modificati e/o integrati fino all’approvazione finale da parte del Consiglio Europeo] sono, a titolo esemplificativo:

  • il rapporto tra reddito e prezzi medi di compravendita deve essere non superiore a 8 e dunque, in pratica, se per acquistare un immobile in una determinata zona siano necessari più di otto anni di guadagni quest’ultima potrebbe rientrare in una zona di “stress abitativo”; e
  • il monitoraggio del rapporto di cui al punto precedente negli ultimi 10 anni;

Le misure di protezione che potranno adottare le singole amministrazioni potrebbero consistere, ad esempio, nella facoltà di restringere l’accesso alle locazioni turistiche, e/o limitare l’utilizzo o la vendita degli immobili, tutte misure molto delicate sotto tanti aspetti, come d’altronde è facile intuire.
Beninteso, pur trattandosi di una vicenda oggetto in questo momento di parecchi dibattiti, è comunque ancora presto per averne un quadro chiaro e preciso, se non altro perché l’iter di approvazione del testo presentato dalla Commissione è solo agli inizi, che la sua presentazione è avvenuta soltanto in questi giorni e che, per l’approvazione, mediamente, si impiegano circa 15-18 mesi.

 

(mario astrologo)

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