È di questi giorni un nuovo “allarme phishing/vishing” dell’Agenzia delle entrate, che ha segnalato l’ennesima ondata di mail fraudolente perfettamente confezionate nella grafica, ma del tutto estranee ai canali ufficiali.

Il testo richiama sempre la presunta obbligatorietà di dichiarare il possesso di cripto-asset, con toni allarmistici e scadenze pressanti, allo scopo- neppure troppo velato – di estorcere dati personali, finanziari e patrimoniali.

La frode, questa volta, si spinge oltre il semplice inganno via mail: la vittima viene infatti indirizzata verso un sito-clone del portale dell’Agenzia, dove è invitata a inserire codice fiscale e cellulare; segue poi un finto modulo di “verifica patrimoniale” che chiede, secondo la risposta fornita, dati su wallet/exchange di criptovalute oppure sul conto bancario.

Il tutto si conclude con un presunto errore di sincronizzazione e con l’invito a chiamare un fantomatico “Ufficio Verifiche di Milano”.

Questa procedura integra il phishing con il c.d. vishing, ossia un momento in cui il truffatore tenta di convincere la vittima, tramite una telefonata, a rivelare dati sensibili, codici di sicurezza o a effettuare pagamenti.

L’Agenzia, va da sé, disconosce integralmente queste comunicazioni e la raccomandazione resta quella di cestinare subito le mail sospette e, in caso di dubbio, consultare la pagina “Focus sul phishing” del portale istituzionale o rivolgersi direttamente agli uffici competenti.

(carlo villata)

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