Parrebbe perfino accentuarsi il trend della perdita di affezione dei giovani verso la farmacia tradizionale, che è il tema su cui ci siamo soffermati particolarmente nella Sediva News del 16 dicembre 2025 e alla quale, almeno in qualche passaggio, ci richiameremo anche qui.
Sembra dunque emergere un dato che proprio a questo riguardo ci pare addirittura fondamentale e sicuramente non equivoco: i giovani – anche quando siano figli di… – tendono sempre meno a visitare [o, rispettivamente, ad apprezzare] la farmacia tradizionale, propendendo talora – come clienti ma sempre più spesso anche come figli di… – verso il web, se non altro per comodità, rapidità e facilità di gestione oltreché, per i giovani clienti, a ragione dei prezzi che sono infatti generalmente più competitivi.
Tutto questo [chissà?] potrebbe da par suo, come dicevamo, scoraggiare o non incoraggiare i figli – che naturalmente inseriamo a pieno titolo tra i giovani, cui queste note sono dedicate – ad assumere le redini della farmacia, come d’altronde sembrerebbero [purtroppo…] certificare anche certi commenti all’altra Sediva News, quella del 27 maggio u.s. [“Il “rifiuto” dei figli: se la farmacia non è più un desiderio, ma un peso”], che d’altra parte su alcuni social ha sollevato un dibattito acceso ma, per certi versi, amaro.
Per invertire questa tendenza e dimostrare [particolarmente] ai nostri figli e [generalmente] alla Generazione Z e ai Millennials – oltre che in ogni caso, s’intende, ai clienti come e perché tali e allo stesso tempo anche, perché no?, ai “potenziali” loro eredi – che la farmacia non è un “peso” polveroso e ancorato a vecchi modelli, ma un ecosistema in continua evoluzione, è necessario cambiare paradigma, tenendo comunque ben presente che l’attrattività oggi non si misura più sulla disponibilità del farmaco a scaffale, ma sulla capacità di offrire quel che, ad esempio, il web non potrà mai standardizzare, e cioè l’esperienza, la personalizzazione e la capillarità del servizio.
Insomma, la farmacia può/deve diventare un punto di riferimento anche per le nuove generazioni, ma deve evolvere verso un modello più veloce, digitale e guidato dall’esperienza.
Mostrare una farmacia snella, digitalizzata, orientata ai servizi e con una redditività difesa grazie a una gestione manageriale illuminata è l’unico vero antidoto alla disaffezione dei giovani [come per la verità anche dei meno giovani] e dunque, per ciò solo, anche un antidoto al “rifiuto” dei figli.
Solo trasformando la farmacia da un luogo di adempimenti burocratici a un’impresa di consulenza dinamica e gratificante, le nuove generazioni torneranno a vedervi un desiderio da realizzare e un’attività genitoriale da continuare e quindi non un peso da ereditare.
Ma per fare tutto questo, e per ricollegarci ancora una volta al tema sollevato il 27 maggio, è necessario un esame di coscienza da parte di noi “genitori farmacisti”: dobbiamo avere cioè il coraggio di fare un passo di lato, abbandonando quell’atteggiamento solipsistico e accentratore che spesso ci caratterizza, per dare reale spazio alla creatività, alle idee innovative e alle visioni contemporanee [anche] dei nostri figli, specialmente in tutto ciò che riguarda la famosa transizione digitale, fin troppo abusata anche nelle chiacchiere di salotto.
Abbiamo profondamente bisogno – questo è sicuro – della loro freschezza, della loro energia e della loro passione ed è proprio quando la loro spinta innovativa si mescola strettamente con la nostra esperienza e la nostra memoria storica che si crea la formula perfetta, capace di generare risultati straordinari per il futuro della farmacia.
(michela pallonari)
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