Si fa strada, con una frequenza che non possiamo più ignorare, un fenomeno che “colpisce al cuore” la continuità generazionale delle nostre farmacie: i figli dei titolari scelgono [o, forse, si profila in alcune circostanze il rischio che scelgano] altre strade.
Non è solo una questione di percorso di studi. Il tema è più profondo: molti di loro, pur avendone la possibilità, non vogliono proprio saperne della farmacia di famiglia.
In un mercato del lavoro complesso rinunciano a un’azienda strutturata, capace di generare reddito e stabilità.
Perché accade? E perché proprio oggi?
Le risposte, spesso, sono nell’immagine che abbiamo trasmesso ai figli. Loro, infatti, sono – e non dobbiamo mai dimenticarlo – osservatori silenziosi e implacabili. Per anni hanno visto lo stress, le tensioni con i collaboratori, le ore infinite trasmesse come sacrificio e, soprattutto, hanno ascoltato il “mantra” della crisi: “non è più come una volta”, “i margini sono crollati”, “non si trova personale”.
Se il messaggio che arriva a casa è quello di una “gabbia” fatta di lamentele e adempimenti, è naturale [o quasi] che un giovane cerchi altrove la propria realizzazione.
Il punto di rottura è qui: molti figli percepiscono la farmacia come un luogo di lavoro faticoso, ma non la riconoscono come un’azienda da guidare.
Eppure, è proprio questa la chiave del futuro.
Una farmacia moderna non necessita obbligatoriamente di un titolare-farmacista nel senso tradizionale del termine, ma – e ormai lo sapete bene – di una visione manageriale, come è vero, del resto, che pur con competenze diverse [o forse proprio per questo…] – e, cioè, economiche, comunicative, organizzative – molti figli potrebbero trasformare la farmacia di famiglia in un asset ancora più profittevole e strutturato.
Ma per far nascere questo desiderio, devono vedere un’impresa che genera energia, non solo stanchezza.
Il problema, dunque, non è convincere i figli a restare, ma trasformare la farmacia in un progetto desiderabile.
Una farmacia ordinata: dove i processi sono fluidi e non dipendono dall’ansia del titolare.
Una farmacia profittevole: dove il controllo di gestione garantisce serenità economica.
Una farmacia gestita: dove il titolare riprende il suo ruolo di guida e smette di essere l’ingranaggio che risolve ogni piccola emergenza.
D’altronde, quando la farmacia non è più un “peso”, ma torna a presentarsi come un’impresa stimolante, anche il clima familiare cambia. E con esso, la visione del futuro delle nuove generazioni.
Il compito di un titolare, in definitiva, oggi non è solo proteggere il patrimonio, ma renderlo abbastanza attraente da far sì che chi verrà dopo possa dire: “Sì, questa è l’impresa che voglio guidare“.
(michela pallonari)
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