[Amazon vs farmacia: oltre la logistica, la sfida dei dati e della fiducia]

 

Volge dunque al termine questa articolata e singolarissima “tavola rotonda”, che tuttavia non può non chiudersi con almeno alcune considerazioni di sintesi, dense in ogni caso di autentica soddisfazione personale anche – perché no? – per l’ampio riscontro che l’iniziativa sembra aver raccolto.
E’ una sintesi, del resto, che deve trarre spunto anche e soprattutto proprio dagli otto autorevolissimi interventi pubblicati nei giorni scorsi, di cui ci preme comunque ora richiamare i punti cardine alla luce, in particolare, del dibattito al quale hanno dato vita.
Intanto, ne è emerso – quasi plasticamente – un panorama pienamente corrispondente alla distribuzione farmaceutica come oggi dobbiamo tendere a considerarla di fronte al bivio, se non al trivio evolutivo, che è chiamata inevitabilmente ad affrontare per tutte le considerazioni che abbiamo tratto dagli insegnamenti dei nostri Autori.
Ora, se da un lato Amazon parrebbe voler affermare fortemente anche nella sanità il suo ruolo di dominio quasi ovunque straripante, dall’altro, allora, la farmacia italiana non può non sentirsi chiamata a rispondere con adeguatezza, perciò non già “arronzando” una sterile difesa, ma avviando rapidamente una profonda rigenerazione, anche e soprattutto identitaria.
Gli interventi che si sono susseguiti, pur muovendo da varie prospettive ma riuscendo funambolicamente – come d’altronde abbiamo già rilevato nelle ns note introduttive a questa pregevole “tavola rotonda” – a non sovrapporsi tra loro [se non evidentemente in certe inevitabili conclusioni], convergono infatti su un punto essenziale: Amazon non è semplicemente un nuovo concorrente, ma un modello alternativo di organizzazione della salute, capace di mettere in discussione equilibri perfino consolidati.
Il che emerge particolarmente – ci pare – già nelle riflessioni di Andrea Cicconetti, che richiama con la consueta sua lucidità la natura profondamente “asimmetrica” della competizione, osservando che “Amazon è da solo, è lui il player, non ha competitor, sceglie le regole, l’ampiezza dell’offerta, i costi, gli sconti, il tutto dopo un’attenta analisi economica del processo che alla fine gli garantisce una buona marginalità di crescita”; una constatazione che, letta in controluce, evidenzia invece la frammentazione strategica del sistema farmacia agendo non di rado le farmacie come “cellule impazzite”, prive talora di una strategia unitaria e invece fortemente focalizzate, ma troppo e troppo spesso, nel superare il “vicino”.
Eppure, proprio nel cuore di questa apparente debolezza, si annida anche il principale punto di forza della farmacia territoriale, efficacemente colto da Teresa Cofano e Donatella Martucci quando ricordano che “questa ‘spirale’ di cura sconta però un punto di criticità che è rappresentato dal rapporto fiduciario diretto con il paziente che è basato sulla continuità della relazione, sulla sicurezza di avere nel farmacista un punto di accesso sicuro ad informazioni sulla propria salute, anche senza necessità di appuntamento”.
Non mancano peraltro, vivaddio, neppure gli inviti a guardare oltre o ben oltre il presente, e qui crediamo di dover riportare se non altro quello – ovviamente [anche] provocatorio – di Paolo Gaoni, secondo cui “gli scenari immaginati, anche i più impossibili, possono a volte aprirci ad orizzonti nuovi addirittura inimmaginabili (in una sorta di ‘brain storming’)”, volendo così Paolo evocare la necessità di prepararsi a trasformazioni profonde del settore e sollevando al tempo stesso un interrogativo cruciale: cosa accadrebbe “se l’analisi dei dati sui consumi un giorno diventasse l’analisi sui nostri bisogni di salute?”
Ponendosi, allora, su un piano di chiarificazione indubitabilmente necessaria, giungono puntuali le notazioni – giuridiche e metagiuridiche –  di Laura Giordani che ricorda come “l’atto del farmacista non è solo la dispensazione di un farmaco, ma il contenuto di una prestazione sanitaria che si concretizza anche e soprattutto nell’erogazione di servizi di supporto, educazione e counseling ai pazienti, in particolare per l’uso corretto dei farmaci e per l’aderenza alle terapie”.
Eccoci quindi alle riflessioni– per certi versi rassicuranti ma non per questo meno rilevanti – di Maria Grazia Mediati, che, dopo aver sottolineato come “la presenza del farmacista non è un elemento accessorio, ma centrale”, esalta giustamente la peculiarità strutturale del modello italiano, perché “la salute […] non è mai completamente standardizzabile come Amazon vorrebbe fare attraverso l’applicazione di procedure e l’utilizzo di dati”, per poi ricordare che “ogni persona porta con sé fragilità, abitudini, dubbi e terapie concomitanti che richiedono interpretazione e giudizio professionale”. In questo senso, conclude Maria Grazia, “l’umanizzazione della cura non è soltanto un valore etico, ma una vera forma di tutela clinica.”
Altamente rilevante anche la prospettiva proposta da Romina Raponi che riconduce il dibattito entro perimetri più ampi [ma altrettanto condivisibili], ricordando che “la salute non è un bene di consumo, ma un servizio di interesse generale” e indicando la necessità di una risposta fondata su principi etici e su una nuova cultura del dato.
D’altronde, osserva dal suo qualificatissimo pulpito Emiliano Minella, non bisogna pensare che la differenza tra i due sistemi [se davvero vogliamo considerare tale il chiosco automatico di Amazon…] possa costituire di per sé una garanzia di tenuta nel tempo perché, come Emiliano precisa spostando l’attenzione sul tema cruciale della gestione dei dati, “la vera forza del modello americano non è il distributore automatico in sé, ma l’infrastruttura software che lo alimenta”.
Infine, nella stessa direzione, se non addirittura sullo stesso crinale anche se ovviamente da angoli visuali ben diversi, va innestata anche la riflessione di Michela Pallonari, che coglie infatti nel “fenomeno Amazon” un elemento di forte impatto sistemico, affermando con una felicissima metafora che “Amazon non è il nemico, ma uno specchio minaccioso che mostra cosa accade quando la disciplina industriale incontra la tecnologia”.
Per concludere, fermo che – come tutti ci sembra convengano – l’infrastruttura di chioschi e il modello di dispensazione totalmente automatizzata di Amazon, e cosucce del genere, sono perfettamente irrealizzabili sul territorio italiano [almeno fino a quando la volontà politica  non riterrà di “smantellare” anche le superstiti ma robustissime pietre angolari del nostro sistema farmacia, come l’art. 122 del TU. San., secondo cui “la vendita al pubblico di medicinali a dose o forma di medicamento non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima”], non possiamo non considerare che i confini della salute territoriale sono in piena fase di ridefinizione e questo pone fatalmente la farmacia di fronte alla scelta di limitarsi a difendere il proprio perimetro attuale, o intraprendere un percorso di evoluzione capace – come i nostri Autori hanno contribuito con straordinaria convergenza di idee a suggerire e al tempo stesso delineare –  di integrare tecnologia, relazione e competenza professionale.
E proprio in questa scelta – più culturale che tecnologica, non c’è dubbio – sembra risiedere, in definitiva, la chiave per trasformare quella che oggi appare come una minaccia in una concreta opportunità di rafforzamento e rinnovata centralità nel sistema sanitario.

(gustavo bacigalupo)

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Nei giorni scorsi:

23.04.2026: “Amazon è da solo” di Andrea Cicconetti (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Roma)

24.04.2026: “Il rapporto fiduciario diretto con il paziente” di Teresa Cofano (Farmacista di prima linea) e Donatella Martucci (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Brindisi)

27.04.2026: “Quando più indizi cominciano a fare una prova…” di Paolo Gaoni (Farmacista di prima linea, Consigliere Ordine Farmacisti Roma e… tanto altro)

28.04.2026: “Il valore del ruolo del farmacista oltre l’automazione” di Laura Giordani (Avvocato esperta del settore)

29.04.2026: “Nessun timore per/tra i farmacisti italiani” di Maria Grazia Mediati (Farmacista di prima linea e V. Presidente Ordine Farmacisti Roma)

30.04.2026: “Amazon e il ruolo del software” di Emiliano Minella (Esperto informatico del settore e sistemista)

04.05.2026: “Amazon: un nuovo modello di sanità?” di Michela Pallonari (Esperta in marketing farmaceutico strategico)

05.05.2026: “Sostenibilità etica e cultura del dato: la (possibile) risposta europea al modello logistico statunitense” di Romina Raponi (Avvocato esperta del settore)

Oggi:

06.05.2026: “Notazioni conclusive e di sintesi” di Gustavo Bacigalupo

 

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