La strada in cui si trova la mia farmacia è oggetto di lavori per la realizzazione di una nuova linea metro ormai da oltre un anno; la conseguenza è che l’accesso all’esercizio è molto più difficile di prima e la clientela è notevolmente diminuita. Il quesito è il seguente: qualora sia dimostrabile che questi lavori si prolungano ingiustificatamente o comunque che le transenne ecc. sono state mantenute ben oltre la fine dei lavori per favorire sfacciatamente [questo è il mio dubbio che però è molto più di un semplice dubbio] il permanere del gigantesco cartellone pubblicitario che vi è stato applicato, esiste un diritto al risarcimento del danno cagionato alla mia farmacia?
Ne abbiamo già fatto cenno altre volte, ma di questi tempi di lavori stradali… eternamente in corso [specie nelle grandi città] è bene richiamare il principio giurisprudenziale che si va consolidando, secondo il quale nell’esecuzione di un’opera pubblica – come quella che il quesito riferisce – la p.a. è tenuta a osservare le specifiche disposizioni di legge e le comuni norme di prudenza e diligenza, imposte – le une e le altre – dal precetto fondamentale del neminem laedere, a tutela [anche] dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio.
Pertanto, nel caso in cui dall’inosservanza delle dette disposizioni [quelle scritte e quelle non scritte…] derivino danni a terzi, deve riconoscersi a questi ultimi l’azione risarcitoria davanti al giudice ordinario, vertendosi in tema di fatto illecito lesivo di posizioni di diritto soggettivo, quindi pacificamente all’interno dell’area di applicazione – del resto molto ampia – dell’art. 2043 del cod.civ.
Nel Suo caso – oggi, come detto, sempre meno infrequente – Lei è dunque sicuramente portatore di un diritto soggettivo, che qui può identificarsi/configurarsi, in particolare, come diritto d’impresa avente evidentemente a oggetto nella specie l’esercizio e la gestione di una farmacia; un diritto che, in particolare, non può quindi essere sacrificato se non per le ragioni di pubblico interesse inerenti per l’appunto all’opera pubblica, e sicuramente, in ogni caso, non per cause imputabili [soltanto o soprattutto] a colpa della p.a.
Senonché, il problema in casi come questo diventa – va da sé – soprattutto quello, sul piano puramente probatorio, della verifica della sussistenza di comportamenti colposi che possano [presupposto indefettibile] aver determinato nei fatti l’ingiustificato protrarsi e/o l’ingiustificata invasività dell’opera pubblica.
Tenga però anche conto che non può esserLe riconosciuto un vero sindacato circa i criteri e i mezzi [e, ci pare, neppure riguardo i tempi] in base ai quali l’opera è stata programmata e/o eseguita; diversamente, infatti, il cittadino finirebbe per penetrare proprio nella sfera – un’opera spesso defaticante per l’interessato – della famosa discrezionalità della p.a.; né, d’altra parte, è ipotizzabile in via generale [ed è ancora la giurisprudenza a chiarirlo] una regola che imponga a quest’ultima di fissare preventivamente i tempi di esecuzione dei lavori sui beni pubblici ad essa appartenenti.
Insomma, la risposta al quesito può bensì ritenersi – in astratto – affermativa, ma nel concreto occorrono fatti univocamente riconducibili a specifici comportamenti colposi (negligenza, imperizia, ecc.) dell’amministrazione e perciò, come detto, queste non sono mai, o quasi mai, vicende di pronta e agevole soluzione.
Certo, in questa specifica vicenda Lei parla di “lavori” che “si prolungano ingiustificatamente” e questo, se adeguatamente documentato, potrebbe meglio risolvere a Suo favore la partita con la pubblica amministrazione anche – come dire? – sul piano pratico, tanto più considerando quel “gigantesco cartellone pubblicitario” che ha campeggiato così a lungo sulla strada dove si affaccia la farmacia…
(gustavo bacigalupo)
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