Negli Stati Uniti, lo Utah ha lanciato un programma pilota che consente all’intelligenza artificiale di gestire autonomamente il rinnovo di alcune prescrizioni mediche di routine, senza perciò alcun intervento umano.
Questa iniziativa, promossa dalla startup “Doctronic”, rappresenta un test significativo sulla fiducia che i pazienti sono disposti a riporre nell’AI in ambito sanitario.
L’obiettivo dichiarato è ridurre i costi, migliorare l’accesso alle cure e alleggerire il carico sui medici, soprattutto in aree con carenza di personale sanitario.
Doctronic sostiene che la sua AI ha eguagliato i “medici umani” nel 99,2% dei casi: questo si rileva da un loro studio effettuato su 500 pazienti e inoltrando comunque a specialisti i casi complessi e però garantendo in ogni caso massima sicurezza.
Questo scenario solleva interrogativi cruciali non solo per i medici, ma anche – s’intende – per la figura del farmacista.
Se però l’AI assume un ruolo sempre più centrale nella prescrizione e nel rinnovo dei farmaci [come sembrerebbe…], quale sarà il futuro del professionista dietro al banco?
Forse che la percezione di una perdita d’identità professionale diventa sempre più concreta?
Forse che, allora, il farmacista – tradizionalmente custode della salute e punto di riferimento per il consiglio sul farmaco – si trova di fronte a una potenziale marginalizzazione?
L’automazione delle ricette, se da un lato promette efficienza, dall’altro – non c’è dubbio – rischia di trasformare la farmacia in un mero punto di distribuzione, svuotando il ruolo del farmacista della sua componente consulenziale e relazionale, elementi notoriamente distintivi e insostituibili.
Durante un nostro incontro formativo con le farmacie, una vs Collega ci ha segnalato che già molti clienti iniziano ad andare in farmacia precisando [con un po’ di supponenza … ha aggiunto] “chatgpt mi ha detto che ho una faringite e mi serve un ibuprofene; come posso difendermi da tutto ciò o meglio come posso difendere la mia professione“.
Questa è una testimonianza che sembra porre in evidenza proprio quella crescente “disintermediazione” cui accennavamo e, soprattutto, la sfida che l’AI pone quasi costantemente alla relazione appunto di fiducia tra farmacista e cliente/paziente.
Le associazioni mediche, come l’American Medical Association, avvertono continuamente quali rischi siano connaturati a un uso improprio dell’AI, inclusa – solo per fare un esempio – la mancata individuazione di interazioni farmacologiche o campanelli d’allarme clinici che solo un “professionista umano” può cogliere appieno.
Anche la regolamentazione di questa tecnologia è un punto interrogativo, con la Food and Drug Administration (FDA) che non si è ancora pronunciata chiaramente.
Per il farmacista, la sfida è, come vediamo, addirittura duplice: adattarsi a un panorama tecnologico in rapida evoluzione e riaffermare il proprio valore aggiunto.
Non si tratta perciò solo di dispensare farmaci, ma di offrire una consulenza qualificata, un’attenzione personalizzata e una comprensione olistica del paziente che l’AI, per quanto avanzata, non può replicare.
La perdita di questa dimensione umana e professionale rappresenterebbe – questo è sicuro – un impoverimento non solo per la categoria, ma per l’intero sistema sanitario.
Da questa deriva, ci pare, siamo però ancora lontani.
(michela pallonari – valeria landi)
La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!