In un panorama sanitario sempre più ricco di informazioni, prodotti e canali di accesso, la farmacia continua a rappresentare – rischiando perfino di annoiare battendo ripetutamente su questo tasto – il punto di riferimento principale per i cittadini nella scelta dei farmaci e dei prodotti per l’automedicazione, che è ormai parte integrante della quotidianità degli italiani, come certificano da par loro anche il moltiplicarsi delle pratiche avviate presso l’Aifa per l’inserimento di “nuovi” farmaci tra gli Otc [con preferenza anche con rispetto ai Sop, quantomeno per l’accesso diretto della clientela riservata ai soli Otc].

Sta di fatto che piccoli disturbi, sintomi lievi e necessità ricorrenti vengono spesso gestiti in autonomia, ma con un’attenzione crescente alla sicurezza e all’appropriatezza, ma qui i cittadini [ci pare di poterlo affermare senza smentite] non cercano semplicemente un prodotto, ma cercano una guida.

Come risulta da recenti studi, per di più, negli ultimi anni si è consolidata in Italia una vera e propria cultura dell’automedicazione responsabile anche se medici e farmacisti restano i riferimenti principali perché in un’epoca segnata da fake news e da un eccesso di informazioni spesso non verificate, la loro presenza rappresenta un argine fondamentale alla disinformazione.

Il ruolo del farmacista è ormai cruciale: il banco della farmacia non è solo un punto vendita, ma un luogo di consulenza professionale, come ricorda – anche per i “medicinali non soggetti a prescrizione” – il comma 2 dell’art. 96 del Codice comunitario dei farmaci per uso umano, che si è affrettato quasi 20 anni fa a ribadire, replicando quasi fedelmente l’art. 3 del D.Lgs. 539/1992, che “Il farmacista può dare consigli al cliente sui medicinali di cui al comma 1” [che sono Otc e Sop].

I farmaci di automedicazione, per loro natura, sono “strumenti” che passano direttamente attraverso la relazione tra cittadino e farmacista ed è qui che si esprime al meglio il valore del counseling: ascolto del sintomo, valutazione del contesto, indicazione del prodotto più adatto e, quando necessario, invito a rivolgersi anche al medico.

Tuttavia, la vera sfida resta culturale: sostenere l’autonomia delle persone senza lasciarle sole, promuovere informazioni certificate e rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria.

Ed è proprio qui che entra in gioco il farmacista che, come abbiamo avuto modo di rimarcare in un’infinità di occasioni, non può ormai da tempo essere considerato un mero dispensatore di farmaci essendosi la sua funzione  progressivamente ampliata e assumendo una dimensione sempre più centrale all’interno del percorso di cura e di prevenzione.

In un sistema sanitario che continua a evolversi – tra innovazione tecnologica, nuovi bisogni di salute e crescente richiesta di prossimità – il ruolo della farmacia si consolida come presidio territoriale strategico, capace di intercettare le esigenze dei cittadini in modo tempestivo ed efficace.

La farmacia diventa così uno spazio di relazione, ascolto e fiducia, in cui il farmacista non può ovviamente limitarsi, né si limita a fornire un prodotto, ma accompagna, orienta e supporta la persona, offrendo consulenza qualificata, servizi di prevenzione e un punto di riferimento costante nel tempo ed è proprio in questa dimensione che il farmacista rafforza il proprio valore sociale, contribuendo così concretamente alla sostenibilità e alla qualità dell’intero sistema salute.

(michela pallonari – valeria landi)

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