Sono socio accomandatario di una sas titolare di farmacia, e sono sempre più convinto di voler ampliare i servizi che eroghiamo. Ho visto che è un tema che avete affrontato più volte e vorrei perciò qualche consiglio su questo argomento magari soprattutto dal punto di vista del marketing.

È proprio da questo “punto di vista” che redigiamo rapidamente queste note, riservandoci di tornare sul tema più in là e naturalmente in termini più approfonditi.

Dunque, l’introduzione degli ormai famosissimi “nuovi servizi” in farmacia rappresenta certamente un’ulteriore [perché, come sapete, ce ne sono anche altre e non meno “intriganti”] opportunità di grande rilievo per la farmacia, sempre nella logica – s’intende – di una migliore/maggiore “concretizzazione” della sua natura, indiscutibile, di primo presidio sanitario territoriale anche se di medicina evidentemente non urgente.

Detto questo, sarebbe necessario distinguere i servizi, come e perché tali, dalla loro gestione visto che parliamo – se proprio è doveroso precisarlo – di due ambiti non sovrapponibili ma sicuramente complementari e allora è chiaro che i servizi vanno fatalmente gestiti prestando attenzione anche [ma, vorremmo dire, soprattutto] agli aspetti di marketing, esattamente quelli che anche il quesito chiede di sottolineare.

E allora non c’è dubbio che la scelta della farmacia di offrire servizi, e ancor più i c.d. nuovi servizi [specie se guardiamo agli interventi normativi e provvedimentali che tendono a spingere sempre più dettagliatamente in questa direzione], vada subordinata a una previa attenta analisi del territorio e della clientela, perché ogni farmacia, oltre ad avere naturalmente esigenze di per sé diverse, ha anche – e particolarmente – clienti con necessità e bisogni in principio differenziati/differenziabili.

Del resto, vendere prodotti è intuibilmente diverso da erogare servizi e quindi – per restare competitivi sul mercato e cogliere o tentare di cogliere appieno tali nuove opportunità – le farmacie potranno mettere a punto i propri processi organizzativi, selezionando quali di essi andranno erogati [prestando sempre attenzione, è vero, ai costi di ognuno di essi ma ancor più guardando alla domanda della clientela] e soprattutto valutare adeguatamente come pianificarne le modalità di erogazione tenendo in ogni caso ben presente che i servizi [“vecchi” o “nuovi” che siano…] non devono semplicemente essere “autoportanti”, cioè sostenibili di per sé, ma devono anch’essi contribuire alla “profittabilità” in generale della farmacia.

Ma su quest’ultimo particolare aspetto torneremo ben presto.

(michela pallonari)

 

 

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