La mia ex moglie era all’ultimo anno di ingegneria quando è rimasta incinta ed era stata praticamente assunta da una società e avrebbe iniziato a lavorare non appena laureata, dato che la laurea era un requisito indispensabile per ottenere il posto.  Tuttavia, per occuparsi di nostro figlio neonato (che oggi ha quasi 8 anni) ha lasciato l’università e non ha potuto intraprendere la carriera lavorativa prospettata. Sicuramente il giudice le riconoscerà il diritto all’assegno divorzile, ma vorrei sapere se nella determinazione dell’importo sarà così rilevante il fatto che ha abbandonato gli studi.

La giurisprudenza, in situazione di rilevante disparità economica tra i coniugi, è più o meno consolidata nel ritenere l’assegno divorzile funzionale a compensare il coniuge economicamente più debole che ha rinunciato a realistiche occasioni professionali-reddituali [anche] per poter contribuire ai bisogni della famiglia.
Naturalmente, è onere del richiedente l’assegno dimostrare l’effettiva perdita di chance e di aver rinunciato alla propria carriera lavorativa per occuparsi esclusivamente della famiglia.
Tuttavia, tale situazione – sufficiente, ribadiamo, al riconoscimento del diritto all’assegno divorzile – non è l’unico parametro su cui il giudice si baserà per la determinazione dell’importo.
Infatti, la definizione del quantum dipenderà da una serie di fattori – tra cui, è chiaro, anche e  soprattutto la possibilità o meno per la Sua ex moglie di rientrare nel mercato lavorativo – che però sono rimessi alla discrezionalità del giudice e, per lo meno secondo quel poco che rileviamo dal quesito, non sembra possibile evincere altri elementi utili per ulteriori approfondimenti.

(cesare pizza)

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