La domanda evidentemente è nel titolo ed è comunque abbastanza frequente, come è vero d’altronde che la risposta può avere impatto sulla gestione della farmacia e dunque, più in generale, sul servizio farmaceutico reso ai cittadini.
Per questa come anche per altre ragioni, parte della giurisprudenza (cfr Tar Sicilia, 29 Giugno 2020 n. 1590) sembra propensa a riconoscere la legittimità di concessioni di appositi stalli di sosta temporanea nei pressi appunto delle farmacie.
Più precisamente, non sembra avere grande rilievo la circostanza – che in alcune occasioni i giudici amministrativi hanno invece ritenuto dirimente – che il Codice della Strada non contempli espressamente spazi riservati per la sosta dei clienti della farmacia non risultando infatti necessaria a tal fine una disposizione specifica e puntuale in ragione degli ampi poteri attribuiti agli Enti proprietari delle strade  e desumibili  in particolare dall’art.7, primo comma, lett. e), secondo cui “nei centri abitati i Comuni possono, con ordinanza del sindaco: lett. e) stabilire aree nelle quali è autorizzato il parcheggio dei veicoli”.
Neppure rileva che i singoli regolamenti comunali in materia di COSAP non disciplinino in modo esplicito e puntuale questa vicenda, atteso che è ben vero che tale normativa “nulla prevede” al riguardo, ma essa non esclude in realtà la possibilità di concedere stalli di sosta riservati ai clienti [ad esempio, delle farmacie].
La motivazione addotta a sostegno delle pronunce favorevoli dei giudici amministrativi può rinvenirsi nella circostanza che la concessione di stalli di sosta per il parcheggio della clientela nei pressi delle farmacie non può/non deve di per sé costituire una sorta di privilegio attribuito ad un qualsiasi esercizio commerciale.
I titolari di farmacia sono invero – (quasi) indiscutibilmente – concessionari di un pubblico servizio e dunque, pur esercitando la propria attività sul piano e in regime privatistico, sono espressione della pubblica amministrazione in senso lato [del resto, come qualcuno forse ricorderà, una inopinata sentenza delle SS.UU. della Cassazione di tre o quattro anni fa ha individuato nelle farmacie, quando dispensano farmaci agli assistiti dal SSN, lo svolgimento di un  ruolo pubblicistico, addirittura quale organo proprio del SSN] e quindi, sol per questo, la loro attività necessita di forme particolari di tutela che, seppure possano [anche] costituire un beneficio per il titolare dell’esercizio, hanno l’essenziale finalità di consentire il miglior espletamento del servizio stesso in favore dell’utenza pubblica.
Nel caso, allora, di richiesta di occupazione di suolo pubblico da parte del titolare di una farmacia per l’istituzione di stalli, deve ritenersi applicabile la congiunta disciplina di cui agli art. 7, primo comma, lett. a), e 6, quarto comma, del Codice della Strada, assumendo in questo caso un ruolo secondario il soddisfacimento [anche] di un interesse commerciale e di natura privatistica, perché – giova ribadirlo – deve avere rilievo primario, e in ogni caso prevalente,  l’interesse a un più adeguato e corretto svolgimento di un servizio pubblico.
In conclusione, come d’altronde si legge in qualche pronuncia di TAR, “la farmacia viene a subire” un “pregiudizio concreto ed effettivo” dalla mancanza – nelle strette vicinanze dell’esercizio – di appositi stalli di sosta temporanea per i clienti della struttura, incidendo tale circostanza, come già sottolineato, sul più proficuo svolgimento dell’attività commerciale ma anche, ed è quel che più conta, sul miglior espletamento del servizio pubblico che la farmacia è deputata a espletare.

(laura giordani)

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