Spesso un imprenditore – in forma individuale o sociale – si chiede se sia meglio impegnare capitali propri, oppure far ricorso ad affidamenti bancari: è un interrogativo cui è necessario naturalmente dare anche qui una risposta.

Dunque, in un periodo – come quello attuale – di interessi “alti” [la BCE ha iniziato soltanto ora, come sappiamo, a ridurre parzialmente i tassi] sembrerebbe di poter rispondere che in presenza di capitali propri non sia opportuno accedere al sistema bancario.

Va però anche considerato che gli interessi pagati sono comunque deducibili fiscalmente, perché costituiscono un costo di gestione e come tale incidente sulla fascia alta di tassazione prevista dagli scaglioni dell’IRPEF [solo per l’imprenditore individuale e per le società di persone, evidentemente], ma al tempo stesso – attenzione, perché lo si dimentica fin troppo spesso – riduce anche l’IRES delle società di capitali, anche se vanno verificati alcuni parametri entro i quali possono essere dedotti gli oneri in argomento.

Vanno quindi raffrontati, da un lato, gli eventuali emolumenti derivanti dagli investimenti del capitale proprio e, dall’altro, l’ammontare degli interessi gravanti sul finanziamento, al netto appunto del risparmio fiscale, e infine decidere qual è il …. “male minore”.

Per la verità, la regolarità ormai acquisita nel pagamento delle competenze del SSN non dovrebbe comportare degli sbilanci tali da generare la necessità [e non semplicemente l’opportunità, che è un’altra cosa] di accedere a finanziamenti.

Senonché, qui il discorso per gli imprenditori individuali e per le società di persone è sempre lo stesso: deve essere diligentemente, e quasi chirurgicamente, distinta la gestione dell’impresa da quella personale, quella che d’altronde – se proprio è necessario aggiungerlo – è anche una delle linee guida perfino delle grandi strutture capitalistiche.

Come noto, il titolare della farmacia – tanto per puntualizzare ancora meglio – può prelevare ogni anno il reddito realizzato al netto delle imposte, stando bene attento anche qui a costituire un piano finanziario per il rientro di eventuali debiti contratti, mentre prelievi maggiori dell’utile dichiarato comporterebbero l’esclusione parziale della deducibilità degli interessi pagati, perché bisogna tenere ben presente che questi ultimi costituiscono per l’amministrazione finanziaria un’area quasi obbligata di controllo e verifica delle risultanze fiscali dell’impresa.

D’altra parte, come nelle società di capitali è previsto il dividendo, così anche nelle farmacie individuali o gestite da società di persone è opportuno/consigliabile “ipotizzare” comunque un reddito, magari corrispondente ad una percentuale del volume delle vendite in funzione della redditività finale, che a sua volta deve essere verificata e controllata anche durante la gestione annuale non perdendo mai di vista – sotto questo aspetto – le medie statistiche o simili.

Come e più che in altre vicende, infine, le valutazioni vanno tendenzialmente e preferibilmente effettuate caso per caso, all’interno peraltro del quadro generale delle attività di consulenza che ogni Studio – e il nostro non può ovviamente fare eccezione – eroga/dovrebbe erogare costantemente.

(franco lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!