La nostra è una snc che ha ora tre farmacie e siamo quattro soci, 3 farmacisti e un socio finanziatore.
Stiamo progettando, seguendo il notaio, di operare una scissione in modo tale che nella società restino due farmacisti e il non farmacista e con due delle tre farmacie: loro del resto sono molto legati e questo rende almeno per me problematico questo rapporto.
La terza farmacia dovrebbe essere assegnata a una società che vorrei quindi essere io ad assumere.
Ci sono secondo voi controindicazioni, considerando che vorrei cedere al più presto le quote di questa società nuova perché ho trovato un gruppo di capitalisti disposti ad acquistarla a condizioni particolarmente favorevoli?

Altre volte abbiamo affrontato sotto profili diversi questo tema – tutt’altro che peregrino e/o inattuale – sul quale anche qui dobbiamo limitarci necessariamente a qualche breve considerazione, dato che l’incrocio e la sovrapposizione di aspetti di diritto societario e di diritto amministrativo renderebbero fatalmente troppo articolata una disamina appena appena adeguata, anche se qualche risposta alle Sue esigenze forse possiamo fornirla egualmente.
Sorvolando in ogni caso sulla complessità dell’intero procedimento di scissione, possiamo rifarci brevemente a quanto abbiamo già avuto occasione di evidenziare, ricordando pure in questa circostanza che con la scissione – altresì nell’ipotesi che Lei sta delineando – la titolarità [perciò il diritto di esercizio] della farmacia che Le interessa, quindi la terza delle tre farmacie oggi possedute dalla vs odierna snc, viene assegnata (unitamente all’azienda ad essa riferibile) a una società neocostituita oppure anche a una società già esistente.
Saremmo dunque in presenza di un autentico e pieno trasferimento – di titolarità e azienda – a un soggetto terzo, che nei Suoi desiderata dovrebbe essere una società [c.d. scissionaria o beneficiaria] comunque da Lei interamente posseduta, anche se per raggiungere questo obiettivo potrebbe essere costretto, immaginiamo, a “negoziare” con gli altri soci all’interno del progetto/procedimento di scissione.
In questo quadro, è chiaro, l’odierna snc – che sarebbe la società c.d. scissa – resterebbe con gli altri tre soci e le altre due farmacie, semplificando forse, da quel che abbiamo capito, anche la gestione dei due esercizi se non altro per la maggiore identità di vedute degli altri tre soci.
Quanto all’ulteriore Suo disegno, quello di cedere a terzi – “a condizioni particolarmente favorevoli” – la farmacia ascritta alla società scissionaria [una volta che Lei se ne sia reso assegnatario, naturalmente], il discorso potrebbe rendersi un po’ meno agevole e/o scontato.
Infatti, l’autorità amministrativa e/o sanitaria competente – in un unico contesto provvedimentale – dichiarerà decaduta la società scissa, e oggi “tri-titolare” di farmacie, dal diritto di esercizio di quella in questione riconoscendolo a nome e favore, come stiamo ipotizzando, appunto della società scissionaria.
Ora, in questo caso, e siamo quindi a un aspetto che per Lei può essere fastidioso, non è applicabile l’art. 2504 bis del cod. civ., secondo cui “la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione”: come vediamo, cioè, la società scissionaria, che acquisisce la titolarità di una delle tre farmacie – oggi anch’essa “in pancia” alla società scissa – non è assimilabile a una società incorporante e quindi deve tra l’altro ritenersi anche assoggettata al rispetto del termine legale di tre anni [decorrente proprio dalla data di efficacia della scissione] perché possa a propria volta trasferire a terzi la farmacia assegnatale.
Per le altre due farmacie, quelle che restano alla società scissa, la scissione non implica invece alcuna rilevanza del triennio.
Tuttavia, anche se probabilmente questa è un’obiezione che chiunque stia leggendo queste note avrà in cuor suo già sollevato, il limite temporale dei tre anni non può certo riguardare l’eventuale cessione di quote, non solo ovviamente della società scissa ma neppure di quella scissionaria, dato che, come ormai è patrimonio comune, la modifica della compagine di una società, di persone o di capitali, titolare o meno di una o più farmacie, non è soggetta – come non lo è qualsiasi altra modifica statutaria – ad alcun vincolo temporale.
Insomma, serie “controindicazioni” – come si può rilevare – per Lei non se ne vedono.
Torneremo comunque altre volte su vicende societarie più o meno intricate, e d’altronde si fanno sempre più ingegnose e fantasiose – ma per questo talora quasi inestricabili – le costruzioni tecnico-giuridiche che vorrebbero apprestare soluzioni magari più aderenti alle esigenze dei singoli e/o delle stesse aggregazioni societarie, ma che spesso mirano ad esperire tentativi vieppiù articolati e intrecciati di eludere [se non proprio sciogliere definitivamente, perché questo al momento sembra impossibile…] i tanti nodi che ancor oggi caratterizzano lo scenario delle compatibilità/incompatibilità.
Uno scenario che, beninteso, il Consiglio di Stato contribuisce da per suo a tenere costantemente vivo e inquieto, pensando [tanto per gradire] alla recente invenzione – francamente basata sul nulla – del farmacista imprenditore contrapposto al farmacista professionista (!), che è facile immaginare quante emicranie possa cagionare soprattutto ai poveri funzionari – ancor più se “semplici” dirigenti farmacisti – di Asl, Asur, Asp, Ars ecc., ma forse anche Regioni e Comuni.
Ma l’appuntamento, come al solito, è per i giorni a venire e per le ulteriori novità che inevitabilmente essi recheranno.

(gustavo bacigalupo)

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