Il conferimento di una farmacia in una società [di persone o di capitali, non fa differenza] soddisfa le varie esigenze che potrebbero sopraggiungere nella vita di un imprenditore individuale come il titolare di farmacia.

La prima [esigenza], ad esempio, è naturalmente quella riferita al c.d. “passaggio generazionale”, tanto più tenendo conto che dall’entrata in vigore della legge sui capitali è consentita anche a non farmacisti [sempreché non sussistano a loro carico profili di incompatibilità previsti dalla normativa vigente] l’acquisizione di una partecipazione, anche largamente maggioritaria, a una società titolare di farmacia.

La seconda [esigenza] può stare tranquillamente nel convincimento dell’imprenditore persona fisica – e le ragioni potrebbero essere molteplici [dall’età, alle condizioni fisiche, alla composizione del nucleo familiare, al venir meno della fiducia in un settore frequentato da players molto diversi a quelli di appena qualche anno fa, e così via…] – di dover vendere/dismettere la sua attività.

Dal punto di vista fiscale, in ambedue le ipotesi il conferimento dell’unica azienda del titolare di farmacia in forma individuale non costituisce realizzo di plusvalenze, e dunque si tratta, “al di là di ogni ragionevole dubbio”, di un’operazione fiscalmente neutra dato che l’attività prosegue da parte della società ai valori c.d. “di libro”, mentre nella specifica vicenda che veda il titolare cessare l’attività procedendo alla vendita della farmacia [la “seconda esigenza” accennata nel capoverso precedente] la successiva cessione al terzo delle partecipazioni sociali – ovviamente quelle ascrittegli appunto a seguito del conferimento della farmacia in società – non può essere contestata dal Fisco come operazione “elusiva” in esecuzione di atti preordinati che configurano “abuso del diritto”, tale pertanto da poter/dover essere riclassificata come cessione di azienda.

Per di più, sempre in questa ipotesi di dismissione dell’attività mediante la cessione delle quote sociali pervenute nella sfera dell’(ex) titolare individuale a seguito e per effetto del conferimento della farmacia, egli potrà usufruire del vantaggio della “rivalutazione delle partecipazioni” [che peraltro la delega fiscale prevede che sia una volta per tutte inserita “a regime” nel nostro ordinamento], che sta e si traduce nel “risparmio” più o meno di dieci punti percentuali di tassazione sul complessivo prezzo realizzato dalla cessione delle quote della società conferitaria.

Insomma, come si vede, sotto parecchi aspetti, nonostante la possibile perdita di alcuni profili vantaggiosi, tutto – o quasi, perché qualche situazione personale, per così dire, “al limite”, specie sotto il profilo successorio, potrebbe spingere in altre direzioni – suggerisce/continua a suggerire tuttora di prediligere la via del conferimento in società di una farmacia a titolarità individuale.

 (stefano lucidi)

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