[…  tutto sommato, anche al pagamento delle imposte]

Le ferie sono un diritto dei lavoratori e Mussolini nel 1927 fece un decreto per regolarne l’esercizio.
Il prossimo mese di luglio [come del resto accade ormai da parecchi anni] si presenta notoriamente molto pesante sotto il profilo finanziario, perché – oltre alla 14° mensilità ai dipendenti [corrisposta a giugno] – bisogna versare i contributi all’Inps che riguardano sia la mensilità di giugno che appunto la 14°, oltre alle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi che in quel mese è stata per lo più predisposta, anche se, come ben sapete, la liquidazione delle imposte può essere anche postergata di qualche tempo.
Ma arrivano le ferie, è vero: e però, che si fa? Si chiude?
Certo, se la nostra farmacia è in una località di vacanza o anche, almeno in alcuni casi, nel centro storico di una grande città – tanto più se città d’arte – l’esercizio deve restare aperto perché evidentemente deve far fronte a una domanda di farmaci, parafarmaci e servizi verosimilmente maggiore.
Se invece è ubicata in un quartiere residenziale cittadino, bisogna guardare alla possibile chiusura di qualche studio medico di base, preavvisando la clientela e invitandola a ritirare, perlomeno, le ricette SSN.
Ora, la “casa di vacanze” del sottoscritto è in una località di mare dove sono in esercizio tre farmacie che proprio durante luglio e agosto registrano all’ingresso file di clienti spesso corpose.
E però, nei giorni di venerdì, sabato e domenica [mattina] – giornate per ovvi motivi di pienissima attività lavorativa per quelle tre farmacie – al banco di una o più di esse figurano in servizio, quasi “regolarmente”, farmacisti che a loro volta sono in ferie, perché dipendenti di farmacie cittadine chiuse e che dunque tendono a arrotondare lo stipendio con questo “secondo lavoro”, rendendo così  – nei fatti – un buon servizio alle farmacie loro “istituzionali” datrici di lavoro, alle farmacie loro “occasionali” datrici di lavoro e anche all’utenza della località balneare, senza porsi in conflitto [almeno in linea generale, perché le modalità di vicende come queste possono talora rivelarsi invece in rotta di collisione] né con il CCNL farmacie e neppure con il vs. codice deontologico.
Insomma, una vicenda che – per lo meno sul versante “algebrico” – parrebbe complessivamente di segno positivo.

(franco lucidi)

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