Con il collega con cui ho partecipato al concorso straordinario abbiamo conseguito una sede interessante e stiamo per aprire la farmacia, tra l’altro, in un locale di grande metratura al punto che siamo convinti di poter allestire in una parte di essi una zona destinata ai nuovi servizi e non solo, un argomento che avete già trattato nei dettagli.
Noi però non abbiamo grande esperienza perché tutti e due abbiamo precedenti lavorativi da funzionari pubblici e vorremmo quindi sbagliare il meno possibile, o comunque allestire bene locali così ampi e curare gli aspetti funzionali nel rispetto delle leggi.
Per citare però un esempio su cui non ci siamo trovati d’accordo, vorremmo qualche vs. indicazione sulla temperatura prescritta dalla legge o che comunque è opportuno mantenere nei locali della farmacia.
Ci sono cioè delle norme che vanno obbligatoriamente rispettate?

Sì, in realtà, non è solo una questione di opportunità ma di prescrizioni amministrative, ed esattamente ministeriali, da osservare con lo scrupolo necessario, tanto più parlando di un aspetto che sulla carta coinvolge tutte le farmacie.

Anche qui, come in tante altre vicende relative alla gestione/conduzione professionale della farmacia e della parafarmacia, la normativa di riferimento – quanto alla farmacia – si rinviene, anche se per linee fin troppo generali, nella Circ. 13 gennaio 2000 n. 2 del D.M. Sanità, come era chiamato allora, illustrativa [ma andando anche oltre il suo contenuto] del D.M. Sanità del luglio 1999, e invece – quanto alla parafarmacia – bisogna guardare al D.M. Salute del 9 marzo 2012, recante “Requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi e ambiti di attività su cui sono assicurate le funzioni di farmacovigilanza, relativi, ecc.

In particolare, in ordine alle farmacie, la Circolare ritiene [soltanto…] “preferibile” per i medicinali “una conservazione e un trasporto, effettuati in modo unitario, ad una temperatura inferiore a 25 gradi”, mentre, con riguardo alla parafarmacia, l’All. 1 del citato D.M. Salute del 2012 prevede in termini molto più univoci e perentori – nella parte A, punto 2, lett. b e nella parte B, punto 2, lettera b – che la temperatura dell’aria, tanto nel locale destinato alla vendita come nel locale magazzino, non deve superare i 25 gradi centigradi e che essa deve essere in ogni caso monitorata mediante l’utilizzo di apparecchi specifici per il controllo appunto della temperatura ambiente.

Come d’altronde ribadito anche dalla citata Circolare ministeriale del 2000, l’obiettivo di questa disciplina sta – come certo i farmacisti, soprattutto non di “primissimo pelo”, ben sanno – nella necessità di garantire la corretta conservazione dei farmaci (non reattivi alla temperatura) e dei medicinali che, concludendo, non possono essere conservati a temperature superiori ai 25°, anche se questo è un limite che è soltanto preferibile da rispettare e non è quindi prescritto come invece è sancito per le parafarmacie.

Queste, insomma, le prescrizioni – perlomeno quelle di maggior rilievo – che anche voi dovrete aver cura di rispettare.

(stefano lucidi)

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