Mio padre è molto malato e ha riscontrato un serio problema alla vista. Proprio per questa sua difficoltà l’ho assistito nella redazione del testamento, aiutandolo a posizionare la mano mentre scriveva. Visto che non ho buoni rapporti con mio fratello vorrei sapere se un domani questo mio “aiuto” potesse in qualche modo inficiare il testamento.

Il mero posizionamento della mano del testatore non vedente, volto evidentemente a permettere una forma ordinata alle sue disposizioni attraverso il sostegno [o perfino attraverso il suo direzionamento in fase di scrittura], non è di per sé prova sufficiente a integrare il difetto di autografia e di conseguenza la nullità del testamento ex art. 606 cod. civ. [Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 15/01/2024, n. 1431]
Tuttavia, per evitare complicazioni future la scelta migliore – qualora ve ne fosse la possibilità – sembrerebbe essere quella di optare per il testamento pubblico, quello cioè redatto davanti a un notaio alla presenza di due testimoni oltre che ovviamente del testatore.
Precisiamo, inoltre, che per i soggetti non vedenti – a differenza di quelli affetti da sordità, mutismo e/o sordomutismo – non si applicano le particolari disposizioni della l. 16.2.1913 n. 89, e quindi per il testamento pubblico, come accennato, è semplicemente richiesta [ex art, 603. cod. civ.] la presenza di due testimoni.

(cesare pizza)

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