Ero socio di una srl titolare di farmacia il cui statuto sociale non prevedeva un termine di durata della società. A seguito di dissidi con gli altri soci ho deciso di recedere dalla società avvalendomi proprio della mancata previsione di una durata. I problemi sono sorti al momento della liquidazione della mia quota in quanto non ho trovato un accordo con gli altri soci. Nello statuto, e qui è la mia domanda, è prevista la classica clausola secondo la quale: “Qualunque controversia dovesse insorgere tra i soci o tra essi e la società, per questioni attinenti al rapporto sociale in materia di diritti disponibili, sarà devoluta al giudizio di un arbitro”. Ora dovendo agire giudizialmente per la liquidazione della mia quota posso ricorrere direttamente al tribunale o è obbligatorio per me avvalermi di un giudizio arbitrale?

La clausola compromissoria, contenuta in uno statuto societario, che attribuisca ad un arbitro la competenza a risolvere tutte le controversie derivanti dal contratto sociale si estende anche alle dispute relative all’eventuale recesso di un socio.
Rientra perciò nella sfera di operatività della clausola arbitrale – soprattutto se formulata come Lei riferisce – anche il contrasto tra il socio receduto e la società relativamente non solo alla sussistenza dei presupposti per la valida comunicazione di recesso ma anche, ed è il caso che La riguarda, alla determinazione del valore della quota che la società e/o gli altri soci devono liquidare al socio receduto.
Insomma, la latitudine della clausola permette/impone di risolvere con il ricorso all’arbitrato qualsiasi controversia – insorta tra società e i soci o tra questi ultimi – che derivi dall’esecuzione e/o interpretazione di ogni disposizione statutaria.
Quindi, nel Vs caso diventa ineludibile il “passaggio” per un arbitratore, perché è esattamente questa la veste che assume – e non quella di un arbitro che deve dirimere una controversia – colui che è chiamato a determinare peritalmente l’ammontare del credito del socio receduto, come pure evidentemente del socio escluso o degli eredi del socio premorto.

(stefano civitareale)

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