Siamo due soci al 50% ciascuno di snc titolare di una farmacia conseguita cinque anni fa in un concorso straordinario.
Oggi sarebbe mio interesse trasformarla in una sas perché non vorrei più essere coinvolto nella gestione della farmacia preferendo affidarla al collega, anche se in questi anni non ha dimostrato grandissime capacità di gestione.
Devo infatti entro qualche mese trasferirmi in un’altra città per motivi familiari e mi sarebbe difficile assicurare alla farmacia una presenza appena costante come mi imporrebbe il nostro atto costitutivo.
Abbiamo ricevuto indicazioni diverse: c’è chi ci consiglia di passare a una sas per evitare che io continui ad essere coinvolto e chi invece suggerisce di lasciare la snc per i controlli che ogni socio può esercitare sull’amministrazione della società.
Credo comunque che anche per prevedere minori prestazioni lavorative nella farmacia da parte mia dovremo in ogni caso intervenire sull’atto costitutivo e allora in quell’occasione potremmo decidere anche se la migliore soluzione per le mie esigenze sia proprio quella della trasformazione in sas o se ci sono invece altre strade proprio per permettere reciproci controlli tra i soci.

La trasformazione di una società in nome collettivo (snc) in una società in accomandita semplice (sas) è un’opzione tutt’altro che di poco conto perché produce conseguenze di rilievo anche e soprattutto sul versante delle responsabilità individuali dei soci, come abbiamo avuto occasione di illustrare ripetutamente anche per l’importanza e la delicatezza di un tema come questo.
Dunque, la modifica della forma sociale da snc a sas [che è una delle opzioni che Lei sta prendendo in considerazione] La sottrarrebbe bensì – quale inevitabile accomandante – da qualsiasi responsabilità eccedente il valore del Suo apporto originario, che segna in principio anche il limite economico del coinvolgimento dell’accomandante, ma rimetterebbe ogni decisione e quindi ogni operazione sociale alla volontà e alle scelte dell’altro socio, quindi dell’accomandatario.
In una sas, infatti, quest’ultimo – al pari naturalmente di eventuali altri accomandatari e in ogni caso di tutti i soci di una snc – risponde illimitatamente, solidalmente e sussidiariamente per le obbligazioni sociali in ipotesi rimaste inadempiute,  quando cioè, giova ricordarlo ancora una volta, i terzi non siano riusciti a soddisfare anche solo in parte i loro crediti sui beni della società [all’esito di adeguate iniziative giudiziarie nei suoi confronti] per l’insufficienza del loro valore, e questo è il c.d. beneficium excussionis che spiega perché la responsabilità del socio  in questi casi è, come detto, sussidiaria.
Sempre sul versante delle responsabilità dei soci accomandatari di una sas e di tutti i soci di una snc, inoltre, il terzo può agire indifferentemente su uno o l’altro di loro – di qui la solidarietà – che rispondono a propria volta con tutti i beni personali ed ecco perché la responsabilità è per costoro illimitata.
Senonché, l’assetto che deriva dalla modifica di una forma sociale da snc a sas non sempre si rivela pienamente aderente a una società di persone costituita – come nel Vs caso – da due soci che partecipino in ragione del 50% ciascuno agli utili e alle perdite sociali [come abbiamo chiarito in altre occasioni, infatti, nelle società di persone non c’è un capitale “partecipato” dai soci, le cui quote esprimono semplicemente la misura delle rispettive  loro partecipazioni per l’appunto agli utili e alle perdite], tanto più che qui si tratta di una farmacia conseguita all’esito di un concorso straordinario “in forma associata” tra voi e perciò, come ricorda l’art. 11 del Crescitalia, da gestire “su base paritaria”.
Se allora escludiamo le vicende cui la forma della sas si presta perfettamente per la netta ed inequivoca diversità delle posizioni dei soci sul piano delle scelte imprenditoriali e degli investimenti [quando in pratica c’è un dominus tra loro], nei casi invece – come è il vostro – di equiordinazione tra i soci più o meno in ogni versante e sotto tutti i profili non è frequente  il ricorso alla sas, se non laddove tra accomandatario e accomandante sussista un particolarissimo rapporto di fiducia anche con riguardo ai fatti di amministrazione e gestione, che qui però non sembra configurabile.
Per le stesse ragioni riesce difficile pensare che Lei possa sottrarsi a cuor leggero dall’amministrazione dell’attuale snc, affidando in via esclusiva ogni potere di rappresentanza e di firma sociale al collega, perché in tal caso – oltre a insorgere le stesse criticità cui abbiamo fatto cenno a proposito dell’ipotizzata modifica della forma sociale in sas – la Sua responsabilità resterebbe egualmente, come quella a carico dell’altro socio, illimitata, solidale e sussidiaria, perché nelle snc tutti i soci vi restano esposti anche quando abbiano scelto di conferire l’amministrazione della società soltanto a uno o più di loro.
Tuttavia, parallelamente alla modifica statutaria necessaria a permetterLe la riduzione, se non proprio la soppressione, degli obblighi lavorativi da Lei assunti, potrebbe essere introdotta nel contratto sociale una modifica anche riguardante l’amministrazione, e però –per ragioni prudenziali, ma non soltanto – circoscrivendo alla sola amministrazione ordinaria la pienezza dei poteri conferiti all’altro socio, e riservando a un preventivo Suo assenso  il compimento di operazioni, per così dire, di straordinaria amministrazione, elencando una serie di atti [comunque di facile individuazione] ritenuti meritevoli anche di una Sua partecipazione, pur se indiretta.
Il quadro della vicenda ci pare a questo punto sufficiente e in grado di fornire le indicazioni necessarie per una scelta consapevole.

(gustavo bacigalupo)

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