Sono socio accomandatario al 75% di una sas titolare di farmacia. Vorrei modificare il mio compenso stabilito nell’atto costitutivo vigente, perché in realtà il lavoro che svolgo – tra l’amministrazione e la gestione della società e il lavoro quotidiano al banco e dietro al banco – credo mi dia diritto a un aumento del compenso stabilito originariamente.
Inoltre vorrei apportare anche altre variazioni statutarie e soprattutto ampliare l’oggetto sociale che abbiamo descritto nello statuto con un semplice richiamo alla gestione della farmacia come oggetto esclusivo, come cioè dice la legge, quindi senza neppure un accenno alle tante prestazioni che oggi le farmacie sono autorizzate a svolgere, come i nuovi servizi, la telemedicina, le cure estetiche, ecc.
Vi chiedo se, come socio accomandatario, posso procedere in autonomia sia per il compenso che per l’oggetto sociale oppure è sempre necessario il consenso dell’accomandante.

È vero che il socio accomandatario è il legale rappresentante, l’amministratore e il solo autentico gestore della sas [e quindi anche della farmacia sociale], mentre l’accomandante è soltanto un socio di “mero” capitale, pur potendo nella farmacia sociale svolgere ad ampio spettro la professione di farmacista e assumerne perfino – se del caso anche in un rapporto di lavoro dipendente con la sas come tale – la direzione responsabile.
E però, nonostante il ruolo ben definito dell’accomandante – cui in ogni caso sono preclusi in principio, salve deleghe dell’accomandatario per singole operazioni, atti di amministrazione e/o gestione della società e della stessa farmacia sociale –  per una qualunque modifica dei patti sociali, cioè del contratto sociale [formato per lo più da un atto costitutivo e da uno statuto confluiti e approvati in un unico rogito notarile], è necessaria la partecipazione di tutte le parti del contratto, cioè di tutti i soci, e dunque anche dell’accomandante.
L’atto costitutivo/statuto della sas, come di qualsiasi altra società, è infatti l’espressione della volontà negoziale di tutti i soci e quindi soltanto tutti i soci – originari e/o eventuali sopravvenuti – possono modificare o integrare i patti sociali, quello che non può evidentemente essere consentito a uno solo di loro, anche laddove si tratti dell’unico accomandatario, con tutti i poteri che generalmente sono a lui conferiti/attribuiti/riconducibili.
Venendo allora al quesito, quanto alla modifica del suo compenso come fissato nello statuto, l’accomandatario deve necessariamente ottenere il placet del socio accomandante proprio perché [se non si vuole ricorrere a “patti parasociali”, peraltro legittimi anche se con efficacia circoscritta ai rapporti con i soci] essa comporterebbe/comporta una modifica dei patti sociali e anche perché, se è necessario aggiungerlo, è una modifica incidente direttamente sugli utili annuali di esercizio e quindi anche sull’ammontare di spettanza dell’accomandante.
È un aspetto, almeno quest’ultimo, che potrebbe pertanto spiegare la sua opposizione, anche se probabilmente le ragioni dell’accomandatario – a meno che non si tratti di richieste/pretese eccessive rispetto al valore pur rilevante delle prestazioni e del suo ruolo così ad ampio spettro – parrebbero meritevoli di una maggiore considerazione da parte dell’accomandante, se non altro per non turbare inutilmente la famosa affectio societatis.
Diverso è il discorso per quanto riguarda l’oggetto sociale, sul quale i patti sociali – se abbiamo ben compreso – si limitano nel vs. caso a riportarvi fedelmente la formulazione del primo periodo del secondo comma dell’art. 7 della l. 362/91, secondo cui “le società di cui al comma 1 hanno come oggetto esclusivo la gestione di una farmacia”.
Questo è un testo rimasto negli anni perfettamente invariato nonostante le manipolazioni che nel corso del tempo successivo il legislatore ha effettuato sul “minisistema” degli artt. 7 e 8 della stessa l. 362/91, anche se non sembra dubbio che perlomeno laddove si legge ancor oggi “una farmacia” debba in realtà leggersi come se dicesse “una o più farmacie”.
Ora, un intervento esplicativo – anche molto esplicativo – circa l’oggetto sociale, pur esclusivo, potrebbe sicuramente giovare alla tranquillità dell’operato della vs. sas, perché eviterebbe criticità [astrattamente sempre possibili] nei rapporti con i terzi derivanti proprio da ipotetiche incertezze circa l’inerenza o meno di una singola operazione all’oggetto sociale.
Francamente, però, non vediamo come l’accomandante possa non aderire a una modifica dell’atto costitutivo che espliciti in termini certi quali nuove attività il sistema normativo abbia nel frattempo ascritto alle farmacie e implicitamente arricchito anche l’oggetto sociale: sono modifiche, infatti, di cui ovviamente la sas, e con la sas anche i soci, avrebbero soltanto da guadagnare.
Per esempio, potrebbe essere espressamente previsto che la farmacia [anche in locali distaccati da quello principale, come d’altronde contempla, per alcuni servizi, la stessa normativa statale] possa erogare alla clientela e all’utenza in generale – quindi non solo agli assistiti dal SSN e/o nell’ambito del rapporto convenzionale tra quest’ultimo e la farmacia – anche:
a) servizi e/o prestazioni di natura e/o valenza sanitaria comunque connessi alla c.d. “farmacia dei servizi” e perciò dei servizi e/o prestazioni indicati da sub a) a sub f) del comma 2 dell’art. 1 del d.lgs. 153/2009 [e/o eventualmente inclusi, come sembra probabile, da un recente decreto semplificazioni] nonché nei relativi decreti ministeriali di attuazione, con l’inclusione della somministrazione di vaccini e/o dell’effettuazione di test diagnostici e anche, più in generale, di tutti i test a uso professionale utilizzabili autonomamente dal farmacista in farmacia quando i relativi referti non debbano essere firmati da un medico di laboratorio o da altro professionista, all’interno del laboratorio, specificamente individuato;
b) qualsiasi altro servizio sanitario, inoltre, che assicuri alla clientela prestazioni di primo e secondo livello da parte di professionisti sanitari con esclusione soltanto di medici, odontoiatri e veterinari e dunque di professionisti prescrittori, direttamente o indirettamente, di farmaci a qualunque fascia appartenenti;
c) e infine anche, come ormai del resto sembra essere una “tendenza”, erogare servizi salutistici, compresi trattamenti per il benessere delle persone e/o rivolti anche indirettamente alla cura e alla valorizzazione del loro aspetto fisico.
Abbiamo voluto esemplificare qualche ipotetico passaggio statutario in grado di rendere più agevole e sicuro l’operato della sas, ma naturalmente le integrazioni potrebbero essere ben più numerose e dettagliate.
Modifiche del genere, insomma, non dovrebbero trovare l’opposizione né dell’accomandante né di qualsiasi altro socio, anche se crediamo di dover aggiungere che sembra tutt’altro che priva di fondamento l’ipotesi che, pur senza intervenire in termini così espliciti sull’oggetto sociale, questo possa essere inteso egualmente con latitudini ben più ampie di quel che esprime lo stringatissimo dettato legislativo, pur non potendosi escludere che le prestazioni indicate sub c) [tipo la cabina estetica, per intenderci] debbano invece essere comunque indicate espressamente nel contratto sociale.
Per concludere, il ns. accomandante – posto che frapponga ostacoli alla modifica statutaria riguardante il compenso dell’accomandatario – non dovrebbe avvertire invece difficoltà nell’aderire a una proposta di ampliamento quantomeno esplicativo dell’oggetto sociale della vs. sas, e d’altronde è ormai proprio in questa direzione che si muovono [o tendono a muoversi] le norme statutarie delle società, di persone o di capitali, titolari di una o più farmacie.

(gustavo bacigalupo)

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