Nel 2017 ho stipulato un contratto di locazione, in qualità di affittuario, per la nuova farmacia. Nel corso degli anni ho sempre pagato l’affitto contrattualmente previsto. Nel 2024 il proprietario dell’immobile mi ha chiesto gli arretrati delle rivalutazioni Istat dal 2018 al 2023. Come mi devo comportare? Questi arretrati sono dovuti?

 

Spesso nei contratti di locazione viene inserita la clausola di aggiornamento del canone in funzione delle variazioni dell’indice Istat, clausola volta notoriamente a gestire gli effetti dell’inflazione.

L’aggiornamento – previsto, come sappiamo, sin dalla l. n. 392/78 – si risolve in un incremento del canone di locazione [come ricorderete, infatti, perché ne abbiamo già parlato in alcune delle Sediva News dedicate all’adeguamento mensile, in caso di variazioni con segno negativo i canoni restano invariati] e l’incremento è stabilito in misura percentuale [75% o 100% secondo che si tratti di immobile commerciale, come nel Suo caso, oppure abitativo] rispetto alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’Istat nel periodo di riferimento.

Ma, attenzione, l’aggiornamento è condizionato a una specifica pattuizione contrattuale e, soprattutto, a un’espressa richiesta del locatore.

E’ proprio quest’ultima, infatti, che – sola – fa sorgere il diritto del proprietario all’adeguamento del canone che dunque può decorrere soltanto dal primo giorno del mese successivo a quello in cui egli ha trasmesso la richiesta della variazione in aumento del canone, con l’esclusione quindi, come precisato anche dalla Suprema Corte, del diritto del locatore agli “arretrati”.

Per quanto La riguarda, in conclusione, il locatore – trattandosi di una locazione commerciale – potrà vantare nei Suoi confronti un adeguamento del canone soltanto nella misura percentuale pari al 75% della variazione accertata dall’Istat dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati per l’intero periodo compreso tra l’ultimo giorno del mese in cui il contratto è stato tra voi sottoscritto [dato che da allora, come il quesito riferisce, non c’è stata nessuna domanda di adeguamento da parte del locatore…] e l’ultimo giorno del mese precedente a quello in cui ora Le è stata inviata la richiesta.

Ma, ribadiamo, il canone aggiornato avrà decorrenza soltanto dal mese successivo alla richiesta e dunque per il locatore “pigro” non c’è alcun diritto agli arretrati.

(mario astrologo)

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