Vorrei una conferma sulla deducibilità per la farmacia della TARI che paghiamo per i locali in cui esercitiamo l’attività.

Ricordando che la TARI viene corrisposta da chi ha il possesso [o la mera detenzione] dell’immobile in cui esercita l’attività – e quindi sia che si tratti del proprietario oppure di chi lo detenga per effetto di un contratto di locazione [o di comodato] – la risposta alla domanda la fornisce direttamente l’art. 99, comma 1, del TUIR secondo il quale “le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in deduzione. Le altre imposte sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il pagamento”.
Quindi, come abbiamo letto, la TARI [che rientra evidentemente tra le “altre imposte”] è deducibile – al pari del resto degli altri tributi locali come TOSAP e IMU, ma anche della stessa imposta di pubblicità – secondo il cd. criterio di cassa [la disposizione sopra riportata, infatti, evoca espressamente il “pagamento”] e dunque nell’esercizio annuale in cui la spesa viene effettuata.
D’altra parte, si tratta indubitabilmente di un onere sostenuto per l’attività che costituisce – è chiaro – un componente negativo nella determinazione del reddito imponibile dell’impresa-farmacia: di qui la sua deducibilità come costo di esercizio.
Ma un’avvertenza è doverosa.
Le farmacie costituite ancora in forma di impresa individuale devono avere l’accortezza di controllare se negli avvisi di liquidazione intestati alla persona fisica del titolare sono incluse [come del resto accade normalmente] tutte le utenze accese per quest’ultimo e perciò anche quelle “private” che ovviamente nulla possono avere a che fare con la farmacia come tale e che proprio per questo non possono essere portate in deduzione.

(stefano civitareale)

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