Io e mio fratello siamo gli unici eredi di nostro padre che è venuto a mancare poco tempo fa. Prima di morire aveva sottoscritto un testamento olografo in cui lasciava a me la farmacia di cui era titolare [in cui lavoravo in impresa familiare da 15 anni] e a mio fratello il resto delle sue proprietà. Le quote di legittima sono state rispettate e in termini economici il valore dell’eredità è stato diviso tra me e mio fratello in parti uguali. Ora però, lui – che non ha mai voluto la farmacia – sostiene che il testamento non sia stato scritto da mio padre e afferma che non ho prove per sostenere questa tesi. Devo attivarmi per cercare di provare l’autenticità del testamento?

Premettendo che verosimilmente Lei riuscirà a dimostrare la veridicità del testamento olografo di Suo padre, va in primo luogo evidenziato che – nel corso di un’eventuale iniziativa giudiziaria – l’onere di provare la non autenticità del testamento è a carico della parte che la assume.

Qualora, infatti, Suo fratello decidesse di disconoscere il testamento, egli dovrà proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura [Cassazione Civile, sez. II, 21555/2018] e, secondo i principi generali previsti in tema di accertamento negativo, graverà su di lui l’onere della relativa prova.

Vale la pena precisare, inoltre, che la Suprema Corte – con una ordinanza della fine dello scorso anno – ha affermato addirittura che “non vi è un’inversione dell’onere della prova ove l’accertamento della falsità sia provata tramite CTU che, sia nell’ipotesi di consulenza tecnica deducente sia in quella percipiente, non è qualificabile come mezzo di prova in senso proprio, avendo la finalità di aiutare il giudice nella valutazione degli elementi acquisiti o nella soluzione di questioni necessitanti specifiche conoscenze”.

È un assunto, per noi del tutto condivisibile, che evidenzia come la valutazione della relazione del CTU è rimessa al potere discrezionale del giudice, il quale incontra peraltro il duplice limite del divieto di servirsene per sollevare le parti dall’onere probatorio e dell’obbligo di motivare il rigetto della relativa richiesta.

(aldo montini)

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