È stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata del 26 febbraio il decreto-legge sugli interventi del PNRR al cui interno – ed esattamente nell’art. 40 – trova spazio e disciplina, con efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione nella GU [che dovrebbe peraltro essere imminente] anche il nuovo piano Transizione 5.0, cui sembrerebbero destinati ulteriori 6,3 miliardi di euro oltre ai 6,5 miliardi previsti nella Legge di Bilancio 2024, per un ammontare del tetto complessivo addirittura di circa 13 miliardi.
Da una prima lettura del testo del provvedimento si rileva che per il biennio 2024-2025 viene riconosciuto un credito d’imposta [variabile, come vedremo più avanti] a TUTTE le imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente quindi dalla forma giuridica, dal settore di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito – perciò sia soggetti IRPEF che soggetti IRES – che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali [rientranti negli all. A e B della legge 232/2016, che poi, attenzione, sono gli stessi beni del ben noto piano “Industria 4.0”] cui consegua – e sta proprio qui la grandissima novità di questa misura nuova di zecca – una riduzione dei consumi energetici.
I beni strumentali, siano essi materiali o immateriali, devono infatti rispettare un duplice requisito, e cioè:

essere interconnessi al sistema aziendale,

e

prevedere per l’appunto una riduzione dei consumi energetici non inferiore al 3% dell’unità produttiva [quindi, ad esempio, dell’intera azienda farmaceutica] oppure, in alternativa, una riduzione non inferiore al 5% dei consumi energetici del singolo processo produttivo interessato all’investimento.
Rientrano nell’agevolazione, anche qui, sia i beni nuovi acquistati che gli investimenti effettuati tramite contratti di locazione finanziaria [come del resto accade oggi anche con i beni rientranti nel piano “Industria 4.0”].

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Ora, questo nuovo credito d’imposta è riconosciuto:

nella misura del 35% del costo del bene agevolabile per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, e quindi in pratica per la totalità delle farmacie; ma la misura potrebbe essere elevata al 40%, laddove la farmacia riduca i consumi energetici in misura superiore al 6% [o del 10% in caso di riduzione dei consumi energetici del singolo processo], oppure elevata al 45% se la farmacia riduce i consumi energetici in misura superiore al 10% oppure del 15% quando, anche in questo caso, la riduzione dei consumi energetici riguarda il singolo processo produttivo;

è invece riconosciuto:

nella misura del 15% con riguardo alla quota di investimenti superiore ai 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro, talché, in sostanza, un investimento, poniamo, di 7 milioni comporta un credito del 35% di 2,5 milioni più un credito del 15% sui restanti 4,5 milioni; senonché, come abbiamo appena visto, la misura potrebbe essere elevata al 20%, laddove la farmacia riduca i consumi energetici in misura superiore al 6% [o del 10% in caso di riduzione dei consumi energetici del singolo processo], oppure elevata al 25% se la farmacia riduce i consumi energetici in misura superiore al 10% oppure del 15% quando, anche in questo caso, la riduzione dei consumi energetici riguarda il singolo processo produttivo;

è infine riconosciuto:

nella misura del 5% [sempre del costo del bene agevolabile], calcolata quest’ultima sulla quota di investimento oltre i 10 milioni di euro e fino a 50 milioni di euro; ma la misura potrebbe essere elevata al 10%, laddove la farmacia riduca i consumi energetici in misura superiore al 6% [o del 10% in caso di riduzione dei consumi energetici del singolo processo], oppure elevata al 15% se la farmacia riduce i consumi energetici in misura superiore al 10% oppure del 15% quando, anche in questo caso, la riduzione dei consumi energetici riguarda il singolo processo produttivo.

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Come accedere al contributo?
Le farmacie dovranno presentare una comunicazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ex ante ed ex post riguardo al completamento degli investimenti secondo modalità e termini che saranno definiti con apposito decreto; ma dovranno anche presentare specifiche certificazioni rilasciate da un esperto valutatore indipendente, secondo modalità che saranno anch’esse definite dallo stesso decreto, comunque di prossima emanazione.
Ricordiamo altresì che anche questo credito d’imposta – tanto per cambiare – è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante mod. F24, e tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate; tale compensazione dovrà essere effettuata entro il 31 dicembre 2025, anche se l’importo non utilizzato entro la detta data potrà essere sempre riportato in avanti e utilizzato sia pure soltanto in cinque quote annuali di pari importo [quindi non in unica soluzione]. Il tutto, comunque, a condizione, more solito, che venga rispettata la normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché il corretto adempimento degli obblighi di versamento contributivi previdenziali e assistenziali.
Si tenga presente, da ultimo, che il credito d’imposta – in relazione agli stessi costi ammissibili – non è cumulabile, come del resto non poteva essere altrimenti, con il credito d’imposta Industria 4.0 [pari al 20%], e neppure con il credito d’imposta ZES unica, mentre è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, purché per effetto del cumulo non venga superato l’importo del costo complessivo sostenuto.

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Sottolineando ancora una volta, per concludere, che questo è un credito d’imposta del tutto nuovo rispetto a qualsiasi altro [e, come ampiamente e ripetutamente rilevato, la novità sta nella condizionalità cui il decreto legge sottoporrebbe la fruizione del credito e consistente nella riduzione dei consumi energetici aziendali quale diretta conseguenza dell’investimento], ci pare opportuno che le farmacie valutino attentamente i vantaggi che potrebbero derivare in parecchie circostanze dal ricorso a interventi meritevoli dell’accesso a questo nuovo credito d’imposta, per poi naturalmente assumere le decisioni ritenute di maggior profitto aziendale.
Quando il quadro normativo sarà definitivamente delineato [quindi, in pratica, dopo la pubblicazione del successivo apposito decreto più volte citato nel testo del dl che abbiamo esaminato, oltreché ovviamente dopo la conversione in legge dei vari dl] torneremo sull’argomento con ulteriori approfondimenti.

(marco righini)

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