La quota di ammortamento di un mutuo si determina secondo un sistema “francese”, che in sostanza recita: “prima paghi gli interessi e poi il capitale”.

Rispetto a questo sistema c’è quello italiano dove gli interessi vengono invece “spalmati” per tutto il periodo di durata del mutuo.

Con il sistema francese le ultime rate di pagamento del mutuo contengono in pratica interessi irrisori.

Per capire meglio, riportiamo un ammortamento francese al tasso nominale del 4%, dove c’è una rata mensile di € 549,00, composta naturalmente da capitale e interesse.

Ad esempio: la prima rata di € 549,00 prevede un capitale (pagato) di € 449,63 e interessi (pagati) di € 99,37; la seconda, sempre di € 549,00, contiene capitale (pagato) per € 451,13, quindi per un importo superiore al capitale contenuto nella rata precedente, e interessi (pagati) per € 97,87, quindi per un importo inferiore agli interessi contenuti nella rata precedente.

Via via che passa il tempo, dunque, gli interessi diminuiscono mentre aumenta la quota capitale, cosicché – restando nell’esempio – la cinquantaquattresima rata, ancora di € 549,00, è composta di interessi (pagati) per € 12,64 e capitale (pagato) per € 536,36.

Addirittura, le ultime rate – tutte sempre per complessivi € 549,00 – hanno interessi di importo inferiore a € 5 (!).

Le banche, in prossimità della scadenza delle ultime dieci rate, propongono spesso la stipula di un nuovo mutuo così da eliminare la riduzione drastica degli interessi dell’ultimo periodo secondo il metodo francese.

Se quindi voi aderite alla proposta, finirete per avere già rimborsato quasi l’intero capitale e pagato interessi per € 3.102,77, perciò in ragione dell’11,45% che è una misura percentuale macroscopicamente più elevata dell’originario e fantomatico 4% (!).

È chiaro, insomma, che sarebbe il caso di non accettare la chiusura anticipata dei mutui, e soprattutto dei conseguenti nuovi contratti di mutuo, perché il vantaggio della banca – e solo della banca, ovviamente – è notevole e francamente eccessivo.

Però, ‘sti “francesi”…

(franco lucidi)

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