I miei farmacisti collaboratori sono dipendenti a tempo pieno e la farmacia osserva un orario continuato, tutti i giorni, dalle 8 alle 20.
Ora, i collaboratori si alternano nell’orario giornaliero nel senso che alcuni entrano alle 8 ed escono alle 16 e mentre altri entrano alle 12 ed escono alle 20.
Capita però abbastanza spesso, anche se io faccio di tutto per evitarlo, che per questioni organizzative della farmacia e soprattutto per la fitta affluenza della clientela nell’orario del pranzo uno o più collaboratori non riescono a fruire della pausa.
Uno di loro ha lamentato insistentemente questa situazione e vuole che sia formalizzato un accordo che preveda in particolare il pagamento in futuro – nel caso di mancata pausa – di una somma aggiuntiva pari a cinque volte la paga oraria.
Qual è il Vostro parere?

Chiariamo in primo luogo che, se l’orario di lavoro di un farmacista eccede le sei ore giornaliere, egli ha diritto a un intervallo di almeno dieci minuti, e questo a prescindere dalla normale “pausa pranzo” contemplata per il dipendente a tempo pieno, e  “tutelata” dal D.lgs. 66/2003, che stabilisce appunto che dopo sei ore di lavoro consecutive tale pausa è obbligatoria.
Da par suo, invece,  il CCNL farmacie private non si occupa espressamente della vicenda e quindi neppure di un autentico diritto del lavoratore alla pausa pranzo e quindi ci pare che la durata di quest’ultima debba essere gestita in rapporto alle esigenze organizzative e produttive, in questo caso, dell’azienda datrice di lavoro e perciò della farmacia.
Come si vede, in ultima analisi, è proprio il datore di lavoro a doversi occupare e preoccupare di organizzare le turnazioni lavorative [anche] dei farmacisti collaboratori in modo che – è chiaro – tutti loro [e il restante personale] possano usufruire della pausa pranzo.
Comunque, generalmente in casi come questo sono i lavoratori a sollecitare il direttore della farmacia o il titolare [ se la farmacia è posseduta individualmente] ad articolare l’orario giornaliero – sia come ore effettive che come turni tra i dipendenti appartenenti allo stesso reparto – in modo da garantire che il personale possa nel concreto veder soddisfatto questo che del resto è un vero diritto soggettivo.
Quanto, infine, alla singolare proposta del collaboratore riguardante gli aspetti puramente retributivi, un accordo scritto che preveda quel compenso aggiuntivo, sia pure macroscopicamente elevato, potrebbe anche essere una soluzione pratica [soprattutto se la questione sta creando malumori…], magari riducendone il…. peso economico.

(giorgio bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!