[…la clausola “roulette russa” può aiutare a risolverlo definitivamente]

In un concorso straordinario abbiamo conseguito con un collega una farmacia in forma associata a seguito dell’ultimo interpello. Abbiamo accettato la sede e in vista del rilascio della titolarità e dell’apertura della farmacia vogliamo costituire una srl di gestione, ben sapendo che anche nel nostro caso la titolarità verrà assegnata a noi personalmente pro quota, come abbiamo letto più volte.
Il problema è questo: parecchi nostri colleghi, sia in questo stesso concorso come nei concorsi di altre regioni hanno vinto anche loro in forma associata – in un caso addirittura in quattro colleghi – una sede e costituito una società, soprattutto snc.
Un paio di queste situazioni però sono cadute in uno stato di crisi e i soci stanno avvertendo grandi difficoltà nella gestione della farmacia perché la società ancora è in corso e quindi non riescono a decidere se uno di loro deve uscire, chi deve uscire e a che prezzo.
Tutto questo sta mettendo in pericolo la sorte della farmacia, ma, almeno quando i tre anni sono passati, tutti loro sarebbero liberi di vendere le quote se trovassero un accordo in questo senso, quello che però lo statuto non permette.
Ora, la mia sensazione è che io e il mio collega possiamo trovarci in questa situazione perché i nostri rapporti non sono stati mai idilliaci e la partecipazione congiunta al concorso è stata quasi una scelta forzata.
Le cose stanno peggiorando ora che stiamo per aprire la farmacia e perciò vorremmo sapere come cautelarci nel caso in cui il rapporto tra noi la rendesse ingestibile.

Come avrete potuto facilmente constatare in questi anni, si tratta di vicende – come d’altra parte anche il quesito riconosce – che si sono rivelate tutt’altro che infrequenti, ancor più proprio nell’ambito delle farmacie assegnate in forma associata nei concorsi straordinari, e le ragioni sostanzialmente sono ben note [partecipazioni in forma associata tra farmacisti che si conoscevano appena, diversità di “statura” anche professionale tra loro, differenze di età e così via].

Tuttavia, almeno nel vs. caso specifico saremmo/sareste in tempo – dato che l’atto costitutivo della srl è ancora in gestazione – a inserirvi una clausola di buona salvaguardia che si tende a chiamare per semplicità “roulette russa”, e d’altronde non è certo complicato coglierne la fine sostanza [beninteso, è una clausola che, anche quando la società sia stata costituita ormai da qualche anno e lo statuto non contenga nessuna “roulette russa”, la clausola potrebbe nondimeno essere innestata se non altro nel classico “patto parasociale”].

Si tratta comunque di una clausola, di stampo tipicamente anglosassone, solitamente utilizzata nelle joint venture o negli statuti delle società di capitali [quando però siano anch’esse partecipate soltanto da due soci in misura paritaria tra loro, esattamente come impone a voi il comma 7 dell’art. 11 del Crescitalia], per risolvere appunto situazioni di stallo – c.d. deadlock – che possano eventualmente insorgere/materializzarsi tra i due soci.

Questa clausola, è chiaro, prende il nome dal noto gioco d’azzardo [che peraltro può essere molto più che un gioco…] conosciuto proprio come “roulette russa” a causa del suo potenziale effetto, per così dire, drastico sulla proprietà e sul controllo dell’azienda oggetto dell’accordo in cui la clausola sia stata inserita.

Scendendo ora in qualche dettaglio, la “roulette russa” in una srl [che naturalmente è una società di capitali ed è esattamente la forma sociale che voi avete scelto] dà luogo a un meccanismo di risoluzione delle controversie tra soci che non riescano a raggiungere un accordo su decisioni importanti per la gestione aziendale, uno scenario che con tutta evidenza potrebbe paralizzare gravemente l’attività societaria e dunque il corretto esercizio della farmacia sociale, rendendo in ultima analisi imprescindibile l’individuazione di un’efficace e tempestiva soluzione.

Il funzionamento di questa clausola, d’altronde, è abbastanza semplice ma al tempo stesso molto efficace e sovente, come accennato, risolutiva: verificandosi, cioè, una situazione di seria impasse, che non possa essere risolta con i “comuni” meccanismi statutari [maggioranze qualificate o altro], una parte, e quindi uno dei due soci, può “attivare” la clausola, offrendo di acquistare la quota dell’altro socio e indicando il prezzo dell’acquisto.

L’altra parte, a questo punto, ha due opzioni:

  1. accettare l’offerta e quindi cedere la propria quota all’altro socio al prezzo da lui proposto;

oppure

  1. rifiutare l’offerta, proponendosi invece egli stesso come acquirente dell’altra metà del capitale allo stesso prezzo indicato dall’altro socio.

Come si vede, pur nella sua banalità, questo è un meccanismo che costringe entrambe le parti a considerare attentamente l’entità del corrispettivo offerto, perché ovviamente deve trattarsi di un corrispettivo quantomeno equilibrato [se non proprio “equo” perché in questi casi è difficile parlare di “equità”].

Infatti, è del tutto intuitivo che – laddove l’offerta si riveli troppo bassa – l’altro socio potrebbe agevolmente approfittarne rendendosi lui acquirente alle stesse condizioni che gli sono state offerte; e, al contrario, un’offerta troppo alta può mettere nelle condizioni l’offerente di pagare oltremodo la quota dell’altro socio.

L’obiettivo della clausola “roulette russa” è insomma quello di evitare situazioni troppo prolungate di stallo [che poi, in realtà, si risolverebbero in serie criticità nella gestione della farmacia, con tutte le conseguenze di danno per entrambi i soci], inducendo le parti a definire concordemente la crisi tra loro e trovare quindi una soluzione condivisa, nella piena consapevolezza [proprio per la previsione statutaria di una clausola del genere] che – diversamente – l’attivazione della “roulette russa” si potrebbe risolvere nei fatti in un pregiudizio dell’uno o dell’altro.

L’utilizzo della clausola “roulette russa” in una srl richiede però un’attenta pianificazione e deve essere chiaramente definita nello statuto societario o in un patto parasociale.

Diventa allora fondamentale, si badi bene, che la clausola – quel che del resto varrebbe in astratto per ogni disposizione statutaria o contrattuale – sia redatta con chiarezza e precisione, determinando le ipotesi di paralisi e/o decisionale [in assemblea e/o in seno all’organo amministrativo], e/o di disaccordo sulle decisioni più importanti per la vita della società, che diano la facoltà a uno dei soci di attivare la “roulette russa”, ma indicando anche con la migliore esaustività i tempi e le modalità di proposizione dell’offerta e i tempi e le modalità di risposta dell’altro socio.

In conclusione, una chiara e non equivoca intellegibilità della clausola e delle sue implicazioni può aiutare – specie, come detto, in casi come quello descritto nel quesito – a prevenire futuri conflitti tra i soci, essendo tutti loro perfettamente a conoscenza [appunto per l’inserimento espresso della “roulette russa”, e dei suoi meccanismi di funzionamento, nello statuto] delle possibili dinamiche e conseguenze del suo utilizzo.

(aldo montini)

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