Credo di poter dire che la mia farmacia vada abbastanza bene, ma non mi sfugge che altre imprese ubicate nella mia stessa città e addirittura nella stessa strada in numero sempre maggiore puntano sul mercato online.
Secondo voi è un mercato che può funzionare in termini soddisfacenti anche per noi farmacisti, visto che cominciano ormai a essere numerose le farmacie che aprono siti di vendita online?

La risposta può forse in qualche modo fornircela un recente sondaggio Doxa [che notoriamente è una tra le più importanti aziende italiane di ricerche di mercato], secondo il quale oltre 4 milioni di italiani vogliono acquistare on-line.
Che vuol dire? Forse che la risposta alla Sua domanda deve essere affermativa, e che quindi, per esempio, la farmacia potrebbe [ma il condizionale in questi casi sarebbe comunque d’obbligo…] anche “spingere” il suo commercio online o attivarne uno nuovo di zecca ove ancora non abbia preso contatto con questo mondo?
Indubbiamente bisogna evitare di fornire risposte troppo affrettate, ma non per questo – è chiaro – dobbiamo stare con le braccia conserte aspettando gli eventi o guardarsi troppo intorno, perché potremmo deciderci troppo tardi.
Va da sé, ma neppure questo è sicuro, che internet potrebbe certo essere il “futuro” (anche) per le farmacie, e allora – la domanda per qualcuno sorgerebbe magari “spontanea” – perché le farmacie sono tuttora spesso restie a combattere su questo terreno?
Dobbiamo forse dire che semplicemente i farmacisti non sono ancora “corsi ai ripari” e che prima o poi anche i ritardatari dovranno farsene una ragione e oltrepassare il Rubicone?
Non ci sentiamo di rispondere affermativamente, come potreste aver colto dai vari “forse” espressi sin qui, anche perché verosimilmente possono essere più di una le ragioni in grado di spiegare in termini più o meno condivisibili questo ritardo nell’apertura di un commercio online da parte della farmacia [sempreché sia davvero un ritardo, come parrebbe stando ai dati del Ministero della Salute che certifica che soltanto 800 farmacie su 20.000 sono autorizzate alla vendita a distanza…].
È innegabile, è vero, che la domanda probabilmente supera di gran lunga l’offerta e queste poche realtà che hanno deciso di puntare sul mercato online stanno facendo “numeri” talora abbastanza elevati.
E però, anche secondo molti titolari di farmacia, la vendita online rischia di depersonalizzare la professione e limitare per ciò stesso – con tutte le conseguenze che ne possono derivare anche, attenzione, sotto il profilo strettamente economico/imprenditoriale – il rapporto umano con il cliente/paziente, pur se non è dubitabile che nella realtà dei fatti l’apertura a nuovi canali di business [purché, s’intende,  venga fatta con criterio e si sia seguiti da professionisti del settore] non può che apportare almeno potenzialmente benefici anche nel rapporto stesso con la clientela, se è vero che le parole chiave per raggiungere questo obiettivo sono digital marketing e user experience.
Insomma il futuro della farmacia può essere [anche] nella rete, perché talora è il cliente stesso a “pretendere”/“richiedere” di acquistare online a prezzi competitivi  [magari tutti i giorni e a qualsiasi ora…] con la possibilità oltretutto del ritiro in farmacia secondo il c.d. Pick&Pay, quel che evita generalmente inutili code senza far perdere poco o nulla alla farmacia sul piano dei rapporti umani.
Non si dimentichi del resto che, da un lato, il farmacista continua ad essere – anche a distanza – un consulente della salute di cui fidarsi e che, dall’altro, la farmacia “fisica” tende sempre più a trasformarsi/convertirsi in un centro polifunzionale.
In definitiva, chi riuscirà ad amalgamare questi ingredienti potrà probabilmente – chissà? – vedere aumentate le probabilità di successo in una realtà in cui, d’altra parte, colossi come Amazon stanno prendendo sempre più spazio.
Ma, concludendo, se proprio dobbiamo rispondere alla domanda del titolo, preferiamo propendere per un “può” piuttosto che per un “deve”.

(michela pallonari – aldo montini)

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