[…dopo l’assegnazione definitiva e/o l’accettazione della sede]

A breve dovrebbero comunicarci la sede assegnata alla nostra associazione [siamo in due concorrenti] in base a un ulteriore segmento del primo interpello.
Prescindendo dai problemi che stanno nascendo dal Consiglio di Stato e di cui avete parlato a lungo anche voi, il fatto è che – pur non essendo nessuno di noi due nelle condizioni di dover temere l’esclusione dal concorso – sono passati ormai molti anni dalla nostra domanda di partecipazione, e nel frattempo abbiamo preso strade diverse, quindi non è detto che convenga a tutti e due rinunciare all’oggi per puntare su una farmacia magari non particolarmente appetibile che potrebbe domani esserci assegnata.
Vi chiediamo allora, dovendo rispondere forse tra breve se accettiamo o meno, anche se al momento non sappiamo quando verremo interpellati, e non avendo le idee chiare sulle scelte che ci converrà fare, quali potrebbero essere le conseguenze nel caso dovessimo poi, in un momento successivo, rifiutare la sede o comunque non aprire la farmacia?

Dopo quasi dodici anni dal Crescitalia sorprende almeno un po’ che – oltre ai numerosi interrogativi, in qualche caso inquietanti perché delicatissimi, che i concorsi straordinari stanno tuttora generando – vi siano ancor oggi dubbi perfino su questioni che in realtà non hanno mai suscitato vere perplessità.
Tutti sanno, o dovrebbero sapere, infatti, che – in caso di mancata risposta o di rifiuto di accettazione della sede assegnata –  la vs. candidatura sarà semplicemente esclusa, in termini evidentemente definitivi, dal concorso.
Se invece accettate la sede, in prosieguo potrete pur sempre:

rinunciare alla sua assegnazione definitiva, perché ne è oggetto la sede come tale, alla quale generalmente le Regioni – quindi è possibile che non sia dappertutto così – provvedono con singoli autonomi provvedimenti: qui peraltro sarà sufficiente uscire una volta per tutte dal concorso anche soltanto omettendo di trasmettere nei termini la vostra formale accettazione definitiva [con la produzione della relativa modulistica regolarmente sottoscritta da ognuno di voi, anche se alcune Regioni su questo aspetto hanno adottato qualche iter diverso];

oppure, successivamente all’eventuale vs. accettazione definitiva, potrete:

decadere dall’assegnazione, non rispettando – ad esempio – la prescrizione, contenuta in ogni bando, dell’apertura della farmacia entro i 180 gg. dall’assegnazione definitiva [nel Lazio, per la verità, la Regione ha finito nel concreto per attestarsi invece su 360 gg….].

L’art. 12 – o l’art. 13, secondo i bandi – disciplina poi i casi di decadenza (dall’assegnazione) e quelli di esclusione (dalla graduatoria), ma vi sono contemplate per la verità tutte ipotesi di esclusione, salva proprio quella sub g) – appunto quella dell’“omessa apertura dell’esercizio farmaceutico entro il termine di cui all’art. 12 del presente bando” – la sola infatti che possa ragionevolmente configurare un autentico caso di decadenza.
Sarà questa pertanto la strada che nei fatti potrete intraprendere per “sottrarvi” al rilascio della titolarità [come potrebbe essere domani vostro intendimento] senza tuttavia – è chiaro – che questo vi comporti sanzioni o penalità di alcuna natura e in nessun versante.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!