Ricordando che la solidarietà* [attiva] tra più creditori – secondo Cass. Civ. n. 2822/2014 – “deve risultare espressamente dalla legge o da un titolo negoziale preesistente alla richiesta di adempimento, non essendo sufficiente all’esistenza del vincolo l’identità qualitativa delle prestazioni”, un’altra decisione [ma molto recente] della Suprema Corte è intervenuta su un caso di prestito concesso a un terzo da due coniugi in comunione legale tra loro utilizzando il denaro di un c/c comune.


*Art. 1292 cod. civ. “L’obbligazione è in solido quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l’adempimento da parte di uno libera gli altri; oppure quando tra più creditori ciascuno ha diritto di chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione e l’adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori”.


Si tratta per l’appunto, precisa la Cassazione, di un’ipotesi – pure in assenza di un preesistente negozio giuridico [accordo in forma scritta tra i coniugi o tra loro e il terzo] – di solidarietà tra creditori, che qui sono naturalmente i due coniugi.
Infatti, le regole della comunione legale prevalgono – continua la decisione della Corte – “sul principio della parziarietà delle obbligazioni solidali dal lato attivo” [Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 20/11/2023, n. 32161].
È chiaro allora, per concludere, che in questi casi il debitore si libera interamente dell’obbligazione anche laddove restituisca l’intero importo del prestito soltanto a uno dei creditori in solido, cioè a uno dei coniugi.

(cesare pizza)

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