Avvicinandosi le festività, ci pare il momento opportuno – come del resto ogni anno di questi tempi – richiamare le regole fiscali applicabili a omaggi natalizi, che si rivela per le farmacie [e non solo, ovviamente] un tema sempre molto importante, quindi da conoscere quanto più possibile.
Nei fatti, del resto, questa può essere un’ottima circostanza – come gli amanti del marketing sanno bene – per omaggiare i propri clienti e/o i fornitori, e però anche [ma, diremmo, soprattutto] i dipendenti della nostra farmacia.
È allora doverosa anche quest’anno un’analisi, in particolare, di tutti i risvolti fiscali nelle due diverse ipotesi distinguendo perciò, segnatamente:

  • i beni e/o servizi offerti ai dipendenti;

e

  • i beni e/o servizi erogati ai clienti e/o ai fornitori, cioè ai soggetti “terzi” rispetto alla farmacia.

 

  • OMAGGI AI DIPENDENTI

Qui il trattamento fiscale del costo sostenuto dal datore di lavoro per l’acquisto di beni da destinare appunto come omaggio ai dipendenti e/o ai soggetti fiscalmente assimilati [come i co.co.co, i collaboratori all’impresa familiare, i prestatori di lavoro autonomo occasionale], e differenziando tra loro le varie imposte, è il seguente.

Iva

L’imposta assolta sugli acquisti dei detti beni – quando, beninteso, non si tratti di articoli o prodotti acquistati dalla farmacia per la rivendita e quindi oggetto dell’attività dell’impresa [si pensi, ad esempio, a uno smartphone che non è evidentemente un articolo che le farmacie in genere trattano] – è indetraibile, indipendentemente dall’ammontare del costo sostenuto.
Peraltro, l’eventuale successiva loro cessione gratuita [proprio come nel caso dell’“omaggio”] è esclusa da IVA secondo quanto disposto dall’art. 2, c.2, n. 4 del dpr n. 633/72, cosicché in sostanza per queste operazioni la farmacia non deve emettere nessun documento fiscale.
Ben diversamente, quando gli omaggi ai dipendenti riguardino beni oggetto dell’attività, come ad es. un cosmetico, la detrazione dell’Iva relativa al costo sostenuto dalla farmacia spetta per il totale del suo ammontare, ma allo stesso modo – attenzione – la farmacia sconta l’Iva [sempre per il totale del suo ammontare] sulla successiva cessione gratuita al dipendente: insomma, come vediamo, l’intera operazione ai fini dell’Iva diventa neutra, anche se evidentemente è sempre facoltà della farmacia non detrarre l’Iva sull’acquisto del cosmetico e di conseguenza non assoggettare all’imposta la successiva cessione gratuita.

Irpef o Ires

Invece, sia che gli omaggi riguardino beni estranei oppure beni inerenti all’attività dell’impresa di farmacia [quindi, per stare allo stesso esempio, il cosmetico, ma potremmo aggiungere anche il caso non infrequente del telefono cellulare], il loro costo di acquisto – che diventa una spesa per prestazioni di lavoro – è comunque, proprio per questo, interamente deducibile come costo d’esercizio della farmacia, e d’altronde nella stessa tipologia di costo rientrano anche le spese sostenute in denaro o in natura a titolo di liberalità ai lavoratori.

Irap

I costi sostenuti vanno anche qui inclusi tra le spese per prestazioni di lavoro e però – appunto in quanto tali – non concorrono [perché indeducibili] alla formazione della base imponibile IRAP, quale che sia la forma giuridica con cui la farmacia è esercitata, cioè indifferentemente che si tratti di un’impresa individuale o di una società, di persone o di capitali che sia.

* * *

Aggiungendo ora qualche ulteriore precisazione anche con riguardo ai riflessi di queste operazioni sulla posizione fiscale dei lavoratori, è bene ricordare che – secondo quanto disposto dall’art. 51, comma 2, del DPR 917/1986 – gli omaggi ai dipendenti non concorrono sempre a formare reddito per questi ultimi ma soltanto quando il valore complessivo dei beni sia di importo inferiore per ciascun periodo d’imposta a € 258,23 per ogni unità lavorativa [anche se part-time] ma tenendo presente che tale soglia di esenzione è passata da € 258,23 a € 3.000 per il 2023 per i soli dipendenti con figli a carico* (art. 40 DL 48/2023).


* N.B. – Sono considerati a carico i figli con un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili (tetto elevato a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni), ai sensi dell’art. 12, comma 2, del D.P.R. 917/1986


Pertanto, affinché gli omaggi non costituiscano per l’appunto reddito imponibile per il dipendente, è imprescindibile che – nel corso di uno stesso periodo d’imposta – non siano state elargite al lavoratore liberalità in beni per un valore complessivo superiore alle dette soglie** [€ 258,23 e per quest’anno € 3.000 per chi ha figli a carico], ricordando inoltre che a questi fini tra gli omaggi rientrano anche, ad esempio, le somme anticipate o rimborsate ai dipendenti dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale.


**N.B. Nel 2024, stando all’art. 6 della Legge di Bilancio 2024 [ormai all’ultimo miglio], dovrebbe essere introdotto un doppio limite di non imponibilità: ai dipendenti, cioè, con figli fiscalmente a carico spetta un plafond esente su base annua di 2.000 euro, mentre, in assenza di figli, il limite scende a 1.000 euro.


Infine, attenzione, il superamento di quegli importi limite – ribadiamo, € 258,23 e per quest’anno € 3.000 [per chi ha figli fiscalmente a carico] – comporta addirittura, come abbiamo già osservato a suo tempo, anche la tassazione dell’intera somma/valore oggetto di liberalità al dipendente.

  • OMAGGI ALLA CLIENTELA [E/O AI FORNITORI]

Anche in questa diversa macro-ipotesi, nel caso di omaggi a terzi costituiti da beni non inerenti all’attività d’impresa, la valutazione va operata sotto tre distinti profili:

Iva

La detraibilità dell’imposta sugli acquisti di omaggi a clienti e fornitori è collegata al costo dei singoli beni e quindi:

  • per i beni di costo unitario pari o inferiore a € 50, l’IVA è interamente detraibile;
  • per i beni di costo unitario superiore a € 50, l’IVA è invece indetraibile.

Irpef o Ires

Il costo sostenuto dalla farmacia, sempre per l’acquisto dei detti beni, si qualifica come spesa di rappresentanza (art. 108, comma 2, D.P.R. 917/1986), a prescindere dal valore unitario del bene, e dunque il loro costo è deducibile:

  • interamente, laddove l’importo unitario sia pari o inferiore a € 50;
  • in misura percentuale, ma per scaglioni rispetto ai ricavi qualora per quanto detto il costo unitario del bene-omaggio sia superiore a € 50 *** ;

*** N.B. Ai fini del rispetto del rispetto di tale limite di € 50, nel caso di omaggi a loro volta costituiti da più beni occorre fare riferimento al valore complessivo di tutti quelli che compongono l’omaggio, e non al valore di ciascuno di essi. Così, ad esempio, un cesto natalizio composto da una bottiglia di vino del valore di 20 euro, di un panettone del costo di 10 euro e di formaggi per 30 euro è da considerarsi per il valore complessivo di 60 euro.


e, come si rileva dallo schema seguente, per la generalità delle farmacie tale misura percentuale è pari all’1,5% dei ricavi complessivi]

 

Ricavi complessivi nel periodo d’imposta

% di deducibilità per omaggi

Fino a 10 milioni di euro

1,5

Oltre 10 milioni di euro a fino a 50 milioni di euro

0,6

Oltre 50 milioni di euro

0,4

 

Irap

Occorre distinguere tra:

  • soggetti IRES e soggetti IRPEF che hanno optato per la determinazione dell’IRAP secondo le regole delle società di capitali [in pratica, più o meno la totalità delle farmacie assistite]: per tali soggetti, le spese di rappresentanza sono interamente deducibili;
  • e soggetti IRPEF, che invece determinano l’IRAP ai sensi dall’art. 5-bis, del dlgs n. 447/1997 [si tratta delle società di persone e delle ditte individuali]: qui le spese di rappresentanza, in quanto oneri diversi di gestione, sono indeducibili.

* * *

Questo, per concludere, è il quadro generale degli aspetti fiscali relativi agli omaggi offerti dalla farmacia ai dipendenti e ai clienti/fornitori, ma – come probabilmente avrete colto – questo regime [se prescindiamo dalla citata novità dei 3.000 euro, di cui peraltro abbiamo dato più volte notizia a suo tempo, per chi ha figli fiscalmente a carico introdotta dal Decreto Lavoro] replica sostanzialmente quello in atto in questi ultimi anni.

(andrea raimondo)

 

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