Vorrei chiedervi se l’incompatibilità tra la partecipazione a una società titolare di farmacia e il rapporto di lavoro subordinato con una azienda privata viene meno in caso di aspettativa e se, in caso contrario, questa incompatibilità può essere altrimenti superata.

Ne abbiamo già parlato in qualche circostanza e qui possiamo soltanto ripeterci.

L’aspettativa, di per sé, non è una causa di interruzione del rapporto di lavoro, ma di mera sospensione: il rapporto, dunque, continua a spiegare la sua efficacia anche per tutta la durata dell’aspettativa.

Ora, come sappiamo, l’incompatibilità “con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato”, prevista sub c) dell’art. 8, comma 1, della l. 362/91, è stata una figura tormentata e almeno in parte lo è tuttora, come è vero che sono stati necessari gli interventi della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato – in rapida successione tra loro nel primo semestre del 2020 – per fare luce [non pienamente, ma forse quanto può bastare, almeno al momento] sulla migliore interpretazione del disposto sub c).

La Corte e il CdS – molti certo lo ricorderanno – hanno in sostanza distinto le fattispecie per così dire “ordinarie” [per le quali vale la distinzione delineata dalla Consulta tra socio di mero capitale (non incompatibile) e socio che assume ruoli apicali nella società (invece incompatibile)] da quella che, ben diversamente, nel primo triennio coinvolge in senso assoluto i vincitori in forma associata di una sede in un concorso straordinario.

Costoro, infatti, non hanno alcuna possibilità di aggirare tale incompatibilità, neppure pertanto astenendosi espressamente dallo svolgimento di incarichi gestori, e devono quindi interrompere con le dimissioni il loro rapporto di lavoro.

Ma nel Suo caso, ritenendo che non si tratti di una farmacia conseguita in un concorso straordinario, ove Lei assumesse la veste di socio accomandante in una sas o di socio di mero [più o meno…] capitale in una srl, potrebbe parteciparvi senza necessità di dover ricorrere alla sospensione dell’attuale Suo rapporto di lavoro.

Perciò, in questa eventualità, l’aspettativa sarebbe soltanto una Sua libera scelta.

E tuttavia, è chiaro, non deve trattarsi per quanto La riguarda di un’azienda industriale del settore del farmaco, dato che in tale evenienza l’incompatibilità sarebbe e resterebbe in ogni caso assoluta, costringendo Lei alle dimissioni.

(stefano lucidi)

 

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