Il magazziniere della farmacia, assunto con contratto a tempo indeterminato, ci ha comunicato le sue dimissioni per giusta causa. Il dipendente sostiene di essere stato oggetto di demansionamento ingiustificato da parte nostra.
Quanto asserito dal magazziniere non è vero e secondo noi non sussiste la giusta causa: quali sono i passi da compiere per contestare le dimissioni?

 

Le dimissioni sono un atto unilaterale con cui il lavoratore decide di recedere dal rapporto di lavoro.

In genere, il lavoratore deve rispettare un periodo di preavviso, che varia secondo la sua anzianità di servizio e le previsioni del CCNL di appartenenza, anche se in alcuni casi [come vedremo meglio tra un momento] egli può dimettersi per giusta causa senza preavviso.

Nello specifico, le dimissioni per giusta causa sono quelle che possono essere spiegate, ma non sempre evidentemente giustificate, quando al datore di lavoro è ragionevolmente ascrivibile un comportamento grave, tale da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, ed è appunto in questi casi che il lavoratore non è tenuto a rispettare il periodo di preavviso e di conseguenza ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso oltre all’indennità di disoccupazione, come, insomma, se fosse stato licenziato.

Le conseguenze delle dimissioni per giusta causa del lavoratore sono dunque le seguenti:

  • il dipendente, lo ribadiamo, non ha l’obbligo di rispettare il preavviso, tenendo presente che il preavviso è un periodo di tempo, durante il quale il lavoratore deve continuare a lavorare per l’azienda: perciò, in caso di dimissioni con giustificazione, egli è libero di lasciare l’azienda anche immediatamente;
  • inoltre, il lavoratore ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso che – giova ricordarlo – è una somma di denaro che l’azienda deve corrispondergli in sostituzione del preavviso non rispettato e il suo ammontare è pari alla retribuzione che il dipendente avrebbe percepito se avesse lavorato durante il preavviso;
  • da ultimo, come accennato, il dipendente ha diritto all’indennità di disoccupazione, che è una prestazione economica erogata dall’INPS ai lavoratori che perdono involontariamente il posto di lavoro.

Tra le più comuni ipotesi di dimissioni per giusta causa – che sono per lo più di matrice giurisprudenziale – figurano:

  • un comportamento ingiustificato e grave del datore di lavoro, come ad esempio il mancato pagamento della retribuzione per alcuni mesi e/o un ingiustificato demansionamento.
  • una modifica delle condizioni di lavoro che rendano impossibile o eccessivamente gravoso il proseguimento del rapporto [si pensi allo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”].

Le dimissioni per giusta causa devono essere formalizzate dal dipendente esclusivamente con modalità telematica.

In conclusione, rispondendo al quesito, qualora riteniate che non sussistano ragioni per una giusta causa di dimissioni, potrete procedere non corrispondendo l’indennità sostitutiva del preavviso e comunicando all’Inps – e al lavoratore per conoscenza- che a vs. avviso le dimissioni devono essere intese quali meramente volontarie, affinché l’ente non eroghi prestazioni a sostegno del reddito.

Da parte sua, è chiaro, il lavoratore potrà ricorrere in giudizio per invocare [e dimostrare] la sussistenza di una giusta causa delle dimissioni da lui presentate, e però con onere della prova naturalmente a suo carico.

(aldo montini)

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