[… che teme i due dpcm di questi giorni]

 Tra sabato e domenica ho letto dei provvedimenti governativi  sull’emergenza Covid e onestamente il punto che più mi interessa non sono riuscito a capirlo.
Noi non viviamo in una città metropolitana, ma la nostra è una farmacia ubicata in una piazza che ormai da alcuni anni è una meta abituale per giovani e meno giovani che di notte sono in cerca di movide.
Vorremmo quindi sapere quale autorità e a quali condizioni l’intera zona, o almeno la nostra piazza, possa rischiare di subire la chiusura e che danni ne deriverebbero per noi, considerando che la farmacia da due o tre anni è aperta fino alle ore 24.00 di ogni giorno.

In pratica, tutti i decreti legge, poi regolarmente tutti convertiti, come pure tutti gli ormai famigerati dpcm “emergenziali” – che hanno trovato e trovano sostanzialmente la loro legittimazione, sia gli uni che gli altri, nella delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 [pubblicata nella G.U. del 1° febbraio ed entrata in vigore in questa stessa data] che ha dichiarato lo “stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, recentemente prorogato fino al 31 gennaio 2021 ma andremo certamente oltre – si sono anch’essi regolarmente allineati alla pessima abitudine, ormai purtroppo consolidatissima, di introdurre disposizioni normative contenenti a loro volta centinaia di richiami a disposizioni precedenti che a loro volta rinviano a ulteriori disposizioni precedenti, e così via.

Il risultato è che, per ricostruire i tanti dicta legislativi, ma anche la stessa voluntas legis è necessario spesso sottoporsi [quel che è valso in gran parte anche per il tema proposto dal quesito] a un autentico supplizio di Tantalo senza per giunta riuscire sempre a cogliere l’obiettivo.

Dunque, se guardiamo:

  • al disposto di cui sub a) dell’art. 1 del dpcm del 18 ottobre, che all’art. 1 del dpcm del 13 ottobre, dopo il comma 2, aggiunge il comma 2bis che recita: “delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”];
  • e prima ancora al disposto sub 8 della lett. d) dello stesso art. 1 del dpcm del 18 ottobre, che sostituisce la lett. ee) dell’art. 1 del dpcm del 13 ottobre con la disposizione-fiume che così recita: “le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze; le attività di cui al primo periodo restano consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi; ecc.” [N.B. In realtà questo testo si diversifica dal precedente solo riguardo all’orario, perché prima si leggeva “sino alle ore 24.00” e ora “dalle ore 5.00 sino alle 24.00”, una precisazione voluta con tutta evidenza per contrastare i troppo furbi che chiudevano l’esercizio alle ore 24.00 per riaprire 15 o 30 minuti dopo!];

sembra ragionevole concludere che la piazza in cui voi esercitate la farmacia potrà effettivamente essere “per movida” chiusa al pubblico “dopo le ore 21,00” nel caso in cui, semplicemente, vi si ritenga possibile la creazione di “situazioni di assembramento”, cioè appunto “situazioni di movida”.

Chi può disporre la chiusura? Se non ricordiamo male, in prima battuta si vociferava che avrebbero potuto/dovuto provvedervi i sindaci che però hanno protestato [comprensibilmente, perché si sono sentiti rimpallare ogni responsabilità…] cosicché sono stati rapidissimamente “sostituiti” dai prefetti, anche se non siamo riusciti a cogliere dove e come sia stata operata questa improvvisa “sostituzione”: comunque i prefetti dovrebbero poter disporre la chiusura solo dopo aver sentito un non meglio precisato comitato scientifico provinciale.

Quanto alle conseguenze concrete dell’ipotetica chiusura “prefettizia” della piazza, la vs. farmacia – osservando per di più un orario continuato di apertura al pubblico fino alle 24.00 [supponiamo che abbiate scelto così proprio per ragioni di “movida”…] – non dovrebbe riceverne grandissimi pregiudizi perché, come abbiamo visto, anche in tale evenienza verrebbe “fatta salva la possibilità di accesso e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti [compresi, ci pare, bar, ristoranti, ecc. quando in grado di assicurare il “consumo al tavolo”] e alle abitazioni private”.

Questo vuol dire che gli habitué della “movida” potranno anche in quella denegata ipotesi continuare a frequentare la vs. piazza pur dopo le 21.00 e fino alle 24.00 ma, mentre dalle 18.00 alle 21.00 saranno liberi di scorrazzare anche senza consumare alcunché, dopo le 21.00 potranno accedere alla piazza solo se un bar o un ristorante darà loro ospitalità a qualche “tavolo” libero.

Piuttosto, ci preoccuperebbe di più la necessità, come si è letto, che la Regione “preventivamente” accerti “la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività” [cioè secondo i tempi e le modalità che abbiamo visto] con la situazione epidemiologica nel proprio territorio.

Non è infatti difficile pensare a regioni come Lombardia, Piemonte, Campania e Lazio, dove i Governatori [qualcuno più degli altri, specie dopo il recentissimo via libera del Tar…] potranno avere agio – nella verifica preventiva che l’ultimo dpcm, attenzione, pone espressamente a loro carico – di ritenere “incompatibili” con la situazione epidemiologica locale i bar, ristoranti, ecc. anche nel più ristretto ambito di attività configurato dai dpcm del 13 e del 18 ottobre, con il rischio insomma che le Regioni possano adottare per queste categorie provvedimenti ulteriormente restrittivi, quel che d’altronde il legislatore dell’emergenza e gli stessi dpcm ormai da qualche tempo consentono espressamente.

Dobbiamo solo attendere, ma l’impressione – un po’ di tutti – è che i problemi possano diventare altri…

(gustavo bacigalupo)

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