Scade martedì 16 giugno [salve proroghe dell’ultima ora…] il termine di versamento dell’acconto IMU dovuto per il 2020.

Normativa IMU che da quest’anno viene modificata – con effetti appunto dall’anno 2020 – dall’infinito Decreto Rilancio.

La modifica di maggior rilievo riguarda – come del resto avevamo già anticipato – l’accorpamento dell’IMU e della TASI in un unico tributo così da razionalizzare la normativa [anche tenuto conto che gli stessi tributi colpivano la medesima base imponibile…].

Il meccanismo di determinazione dell’IIMU, però, rispetto agli anni passati non muta nei concetti chiave, come non cambia neppure la cadenza di versamento, e pertanto: acconto al 16 giugno e saldo al 16 dicembre di ogni anno.

Le altre novità importanti sono le seguenti.

  • È stabilita nella misura dello 0,86% l’aliquota di base per gli immobili diversi dall’abitazione principale, ricordando che sono sempre esenti le prime case, fatta eccezione per gli immobili classificabili nella cat. A1 [quelli di lusso], A8 e A/9 [abitazioni di tipo signorile, abitazioni in ville, castelli o palazzi di eminente valore artistico o storico].
    I Comuni con propria deliberazione possono tuttavia aumentare l’aliquota fino all’1,06% o diminuirla fino all’azzeramento e inoltre gli enti locali che già applicavano la maggiorazione della Tasi [fino a un massimo dello 0,8 per mille] hanno facoltà di elevare ulteriormente l’aliquota fino all’1,14%.

  • Per gli immobili ad uso produttivo classificati nella categoria catastale D (ad es. i capannoni industriali), l’aliquota di base è egualmente fissata allo 0,86% [che è la somma delle vecchie aliquote IMU (0,76%) e TASI (0,1%)]: una frazione pari allo 0,76% del gettito di tale categoria è riservata allo Stato, mentre ai Comuni è concesso di incrementare l’aliquota dallo 0,86 fino all’1,06% oppure di diminuirla fino allo 0,76%, azzerando la frazione di propria pertinenza.
  • Viene confermata, come appena accennato, l’esenzione per l’abitazione principale [non di lusso] e relative pertinenze, salvi anche qui gli immobili prima casa classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 che scontano l’aliquota dello 0,5%, con la possibilità per il Comune di aumentarla di 0,1% o diminuirla fino all’azzeramento.
  • Viene eliminata la disposizione che assimilava ad abitazione principale [rendendolo quindi esente] l’immobile posseduto a titolo di proprietà o di usufrutto dal cittadino italiano non residente nel territorio dello Stato e iscritto all’Aire [acronimo di “Anagrafe degli italiani residenti all’estero”], titolare di pensione nel Paese di residenza, sempreché l’unità abitativa non risultasse locata o data in comodato d’uso.
  • Viene ridotta la tassazione sui fabbricati rurali ad uso strumentale, per i quali è stabilita un’aliquota di base dello 0,1% [precedentemente fissata nello 0,2%, riducibile tuttavia allo 0,1%], che i Comuni possono comunque ridurre fino all’azzeramento.

Da ultimo ricordiamo che l’art. 177 del Decreto Rilancio prevede l’abolizione della prima rata dell’IMU per l’anno 2020 in favore dei possessori di immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali o stabilimenti termali, ovvero di immobili classificati nella categoria catastale D/2 [quelli adibiti ad agriturismi, gli alberghi, le pensioni, i villaggi turistici, gli ostelli della gioventù e i campeggi] a condizione però che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività.

Insomma, se non ci sono proroghe, bisogna prepararsi a versare l’imposta  perché, come abbiamo visto, la scadenza è ormai prossima.

(marco righini)