Dovrebbe essere vicino il momento, se abbiamo letto bene, in cui entrerà in vigore un credito per le imprese di vendita al dettaglio relativo alle commissioni per l’utilizzo del pos. Vale anche per le farmacie?

Si, vale naturalmente anche per le farmacie ed è una misura che diventerà operativa dal 1° luglio p.v.

Dunque, l’art. 22 del D.L. 124/2019 [“c.d. decreto fiscale”] conv. in L. 157/2019 ha istituito a favore sia delle imprese – e quindi appunto anche delle farmacie – che dei professionisti un credito d’imposta del 30% per le commissioni addebitate per il pagamento tramite carte di credito e di debito e altri strumenti di pagamento [quest’ultima estensione è opera della legge di conversione] a fronte delle cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali a partire, come detto, dal 1/07/2020.

Tuttavia il bonus spetta soltanto ai soggetti che nel periodo d’imposta precedente abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori a 400mila euro, ed ecco spiegato il riferimento nel titolo di queste note alle “farmacie minori”.

La limitazione è stata oggetto di forti polemiche perché la diffusione degli strumenti di pagamento elettronici al fine della riduzione dell’utilizzo del contante – che rappresenta uno degli obiettivi prioritari dell’Amministrazione finanziaria e non solo – può essere agevolata soltanto riducendo le commissioni [tuttora molto elevate specie in relazione alle piccole spese] o prevedendo bonus fiscali estesi all’intera platea degli esercenti.

Il comma 6 dell’art. 22 dispone che gli operatori finanziari che mettono a disposizione degli esercenti i sistemi di pagamento debbano trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate le informazioni necessarie ai fini del controllo della spettanza del credito d’imposta, ma – tanto per cambiare – demanda l’emanazione delle imprescindibili disposizioni di attuazione a un provvedimento della stessa Agenzia delle Entrate.

Ebbene, con Provv. n. 181301 del 29/04/2020 [quindi tempestivo] tali disposizioni sono state già emanate ed è quindi tutto pronto per l’attivazione del credito di imposta.

Vediamo in estrema sintesi che c’è da sapere al riguardo.

  • È un credito d’imposta introdotto a regime e non temporaneo: la legge, infatti non stabilisce alcun termine.
  • È utilizzabile in compensazione per il pagamento di altre imposte e/o contributi nel mod. F24, a partire dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.
  • Non viene previsto alcun ulteriore adempimento: l’Agenzia delle Entrate, infatti, eseguirà i controlli sulla spettanza del credito tramite la comunicazione, da parte dei gestori dei sistemi di pagamento, delle transazioni operate/commissioni addebitate.
  • Il credito, attenzione, non concorre alla formazione né del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive e infine non rileva ai fini del calcolo del “ROL”.
  • È tuttavia soggetto alla regola comunitaria del “de minimis”.

È insomma, una volta tanto, un credito relativamente facile da acquisire e, anche se di entità non rilevante, costituisce un’agevolazione “piena” per effetto dell’esenzione da II.DD/Irap [in buona sostanza: 100 euro di credito valgono 100 euro di beneficio].

Vale perciò la pena non sottovalutare questa vicenda che pure – se ricordate – partì nei progetti del legislatore a fari abbastanza spenti.

(stefano lucidi)