Abbiamo saltato l’invio al Fisco di 3 fatture elettroniche datate 01/04/2020. Gli importi sono i seguenti: fattura 1 per un imponibile di 4.500 euro e Iva 22% per 990 euro; fattura 2 per un imponibile di 1.000 euro e Iva 22% per 220 euro; fattura 3 per un imponibile di 1.000 euro e Iva 22% 220 euro.
Che cosa rischio se vengo scoperto? Conviene effettuare il ravvedimento operoso?

Quando si omette l’invio di fatture elettroniche (FE) nel termine previsto dei 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione (art. 21 D.P.R. 633/72), e se l’omissione ha inciso sulla corretta determinazione dell’IVA [come sembrerebbe nel caso in questione], la sanzione va dal 90% al 180% dell’Iva esposta in fattura con un minimo di 500 euro [Art. 6 D.lgs. 471/1997].

È fatto salvo il caso che la Sua farmacia si sia avvalsa della facoltà – concessa a tutti coloro che gestiscono presso terzi la contabilità – di “slittare” di un mese la liquidazione dell’Iva rispetto alla competenza dei documenti emessi, perché in tale evenienza Lei [cioè il Suo commercialista] riuscirebbe a ricomprendere nella liquidazione di maggio, in scadenza il 16 giugno, anche l’iva di tali fatture.

Avremmo quindi:

  • Fattura 1 per Iva 990 euro – sanzione minima 90%: 891 euro;
  • Fattura 2 per Iva 220 euro – sanzione minima 90%: 198 euro; ma essendo inferiore all’importo minimo la sanzione sarà pari a 500 euro;
  • Fattura 3 per Iva 220 euro – sanzione minima 90%: 198 euro, ma essendo inferiore all’importo minimo la sanzione sarà pari a 500 euro;

La sanzione totale [c.d. “cumulo materiale”] sarebbe perciò pari a 1.891 euro.

Se si intende applicare il ravvedimento operoso (ex art. 13 D.lgs. 472/1997), e versare la sanzione entro 90 giorni dall’errore, questa si ridurrebbe a 1/9; e avremmo pertanto:

  • Fattura 1: sanzione con ravvedimento 99 euro;
  • Fattura 2: sanzione con ravvedimento 55,55 euro;
  • Fattura 3: sanzione con ravvedimento 55,55 euro

Per una sanzione totale 210,01 euro.

Diversamente, laddove Lei ritenesse di non sanare la violazione e attendere invece l’atto di irrogazione delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, ci si potrebbe avvalere della norma di cui all’art. 12, comma 1 D.Lgs. 472/1997 che infatti è applicabile soltanto dall’Amministrazione finanziaria proprio in sede di irrogazione delle sanzioni.

In particolare, la sanzione finale da versare non sarebbe data – come nel ravvedimento operoso – dalla somma delle sanzioni previste per ogni singola violazione [c.d. “cumulo materiale”], ma dalla sanzione più grave aumentata dal 25% al 200% [c.d. “cumulo giuridico”].

Nel nostro caso, allora, la sanzione per la violazione più grave sarebbe quella prevista per l’omesso invio della fattura 1, pari cioè a 891,00 euro; l’importo, ottenuto applicando le dette maggiorazioni, andrebbe da un minimo di 1.113,75 euro [+25%] ad un massimo di 2.673,00 euro [+200%].

Tuttavia, una volta raggiunti dall’avviso di irrogazione delle sanzioni, il loro importo potrà essere oggetto di ulteriore riduzione avvalendosi della definizione delle sanzioni ex art. 16, comma 3, D.Lgs. 472/1997, che ne prevede la riduzione ad 1/3 dell’importo irrogato in assenza di impugnazione dell’atto.

Nel Suo caso, in conclusione, l’importo effettivamente da corrispondere potrebbe variare da 371,25 euro [in caso di aumento del 25%] a 891 euro [in caso di aumento del 200%], e quindi esattamente 1/3 degli importi sopra determinati applicando il “cumulo giuridico”.

Pertanto, almeno nel Suo caso specifico [di omissione d’invio di fatture che hanno inciso sulla corretta determinazione dell’IVA] risulterebbe più conveniente servirsi del ravvedimento operoso.

Senonché, in situazioni diverse potrebbe darsi il caso che si riveli preferibile l’altra soluzione [quella di attendere l’atto di contestazione dell’Agenzia delle Entrate], perché diverse possono essere le circostanze che incidono sull’individuazione delle sanzioni previste per la violazione commessa.

In conclusione, come si vede, può essere opportuno – prima di procedere al ravvedimento operoso – valutare adeguatamente con il Suo commercialista l’altra ipotesi descritta.

 (stefano civitareale)