La sussistenza di un saldo di cassa negativoanche per un solo giorno – oltre a costituire un’ evidente anomalia contabile, può creare grossi problemi in caso di verifiche fiscali perché offre al Fisco, quasi su “un piatto d’argento”, la chiara prova (presuntiva) dell’esistenza di ricavi non contabilizzati in misura almeno pari al disavanzo.

E infatti, in una situazione del genere è lecito concludere che siano stati effettuati pagamenti mediante incassi conseguiti ma non contabilizzati ovvero che si tratti di un errore contabile; in entrambi i casi, però, spetterebbe a questo punto al contribuente sottoposto a controlli offrire la (non sempre agevole) prova contraria per sottrarsi all’accusa di “nero”.

Di questo argomento – è vero – abbiamo parlato più volte, ma per la sua grande rilevanza sul piano pratico è necessario tornarci almeno di tanto in tanto.

E l’occasione di questo ulteriore intervento ci è data da una recente pronuncia della Cassazione [Sez. V – Ord. n. 7538 del 26/03/2020]  che ‑ oltre a ribadire a chiare lettere il principio appena enunciato e già affermato in passato tante di quelle volte da potersi ormai considerare un orientamento ultra consolidato – aggiunge una precisazione importante e cioè che questa presunzione non viene posta in discussione neppure nel caso di svolgimento dell’attività in forma individuale (per esempio, una farmacia a titolarità individuale), dato che si fonda in realtà sulla regola generale ragionieristica per cui il “rosso” di cassa significa senza possibilità di dubbio che le voci di spesa sono di entità superiore a quella degli introiti registrati, con tutto quel che, come si è visto, ne consegue.

È un principio, insomma, che vale allo stesso modo e nella stessa misura per una società di capitali, come per una ditta individuale [o una società di persone].

In senso contrario aveva statuito invece il giudice d’appello, ritenendo nella vicenda – ora decisa diversamente dalla Suprema Corte – che la presunzione operasse solo per le società di capitali a ragione evidentemente dell’autonomia patrimoniale che caratterizza questi soggetti rispetto alle imprese individuali, nelle quali il patrimonio aziendale – nel nostro ordinamento civilistico, e differentemente da ordinamenti di altri Paesi europei – si “confonde” [e, sul piano pratico, con grande facilità] con quello della persona fisica dell’imprenditore.

Ma questo assunto, lo abbiamo visto, non ha resistito al ricorso dell’Agenzia delle Entrate che ha infatti ottenuto dagli Ermellini la decisione commentata.

(stefano civitareale)