Io e il mio socio abbiamo continui diverbi sull’utilizzo della vettura intestata alla nostra snc, perché io ritengo possa essere usata solo per l’attività di farmacia, mentre l’altro socio se ne serve troppo spesso per scopi personali.
Lui sostiene di averne pieno diritto. Si tenga conto che siamo soci al 50%.

È vero che talora questioni di secondo piano diventano problemi di fondo ma questa vicenda – tutt’altro che inverosimile – non ci pare che meriti più di tanto.

Ora, il fatto che il Suo collega sia socio al 50% come Lei della società rileva ben poco, perché ad esempio l’art. 2256 c.c. prevede che “il socio non può servirsi senza il consenso degli altri soci, delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società”.

Tale disposizione è l’espressione del principio di destinazione specifica impressa ai beni sociali, i quali non possono essere destinati a fini diversi da quelli indicati nell’atto costitutivo/statuto della società, ovvero concordati separatamente tra i soci.

Senza però il consenso di tutti i soci – questo è sicuro – l’uso personale di beni sociali [l’auto aziendale, come un qualsiasi altro bene strumentale] costituisce una violazione del contratto e fa sorgere, almeno sulla carta, l’obbligo a carico del socio inadempiente di risarcire gli eventuali danni derivanti dalla sua condotta con il diritto degli altri soci [nei casi più gravi, evidentemente] di chiederne l’esclusione dalla società, come del resto prevede l’art. 2286 c.c.

Ma, ripetiamo, se proprio non possiamo arricchire l’azienda sociale di un’ulteriore vettura [che del resto sul piano fiscale qualche difficoltà potrebbe porla], è purtroppo quasi imprescindibile – vista la situazione attuale che Lei descrive – che un qualunque accordo “parasociale”, anche non particolarmente raffinato, riusciate a trovarlo.

(matteo lucidi)