Abbiamo letto la Vostra News di oggi sulla donazione di mascherine a un Comune perché siano elargite ai cittadini.
Anche noi le regaliamo ma direttamente ai nostri clienti.
Cambia qualcosa dal punto di vista fiscale?

Cambia parecchio, perché – come abbiamo già osservato altre volte – in questo caso siamo al di fuori del contesto delle disposizioni di cui all’art. 66 del D.L. 18/2020, la cui applicazione richiede infatti la condizione ineludibile della “veicolazione” dell’erogazione liberale attraverso determinati soggetti, tra i quali figurano per l’appunto anche i Comuni, oltre numerose altre amministrazioni pubbliche.
Nell’ipotesi di donazione “diretta”, infatti, valgono le regole generali in materia di determinazione del reddito d’impresa/Iva, e dunque:

  • sotto l’aspetto delle imposte dei redditi/Irap la cessione del prodotto, sia pure effettuata a titolo gratuito, genera un ricavo imponibile valorizzato al prezzo di cessione al pubblico, cioè allo stesso prezzo che si applicherebbe in caso di vendita al banco (s’intende, al netto degli sconti che la farmacia eventualmente riconoscerebbe);
  • sotto l’aspetto dell’Iva e sempre dando per scontato – come indicato nella precedente risposta – che l’imposta assolta all’atto di acquisto del prodotto si stata portata in detrazione, la cessione deve essere parimenti assoggettata ad imposta emettendo all’atto della consegna del bene il Documento Commerciale con l’indicazione “corrispettivo non riscosso”.

La farmacia, pertanto, sulla cessione gratuita di questi prodotti – sia pure effettuata per le finalità che ben conosciamo – verrà tassata, sia in materia di II.DD. che di Iva, nella stessa misura che sconterebbe in caso di vendita.
E allora converrebbe senz’altro, ove Le fosse ancora possibile, che della distribuzione diretta ai cittadini si facesse carico proprio un’istituzione pubblica come il Comune [o altre], ovviamente rendendo nota la provenienza dei prodotti e lo spirito liberale di chi li ha elargiti…

 

 (roberto santori)