Mi pare che il documento commerciale dovrebbe essere stato ormai “defiscalizzato”, ma sembra che assolva ad altri compiti: quali in particolare?

 La memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi allo SDI ha sostituito definitivamente – come noto – la loro certificazione e registrazione (art. 2, comma 1 e 5 D.lgs. 127/2015); adempimenti che prima erano assicurati dal rilascio dello scontrino fiscale e dall’annotazione dei corrispettivi nel registro di prima nota.
Il documento commerciale (DC), quindi, prodotto dal registratore telematico, non ha più la valenza fiscale del suo predecessore (lo scontrino) e da questo punto di vista non costituisce un “documento fiscale”.
Tuttavia, deve essere egualmente emesso e consegnato al cliente al momento di effettuazione dell’operazione perché, se non altro, costituisce per quest’ultimo la prova dell’avvenuto acquisto anche ai fini dell’eventuale esercizio dei diritti di garanzia riconosciuti dalla legge.
In sostanza anche per questo aspetto nulla cambia rispetto al passato.

Inoltre, sempre il DC – se integrato con la partita iva/codice fiscale del cliente – è documento valido ai fini della certificazione della spesa:

  • agli effetti dell’imposizione diretta per coloro che agiscono nell’esercizio di impresa o arte e professione;
  • per l’indicazione degli oneri deducibili/detraibili nella dichiarazione dei redditi;
  • come documento dimostrativo della consegna del bene ai fini della fatturazione differita.

In pratica, come vediamo, il documento commerciale ha finito per ereditare – né più né meno – tutte le funzioni (e le utilità) del suo predecessore (scontrino) nella versione “parlante”.

(stefano civitareale)